http://www.praestigiator.com · A cura di Mariano Tomatis

Versione stampabile · Edizione di domenica, 5 settembre 2010


Il primo book test nel papiro egizio Setne II

di mariano tomatis
pubblicato il 29 agosto 2010

Il primo effetto di mentalismo noto in letteratura è un book test descritto nel papiro Setne II. Portato alla notorietà presso i prestigiatori italiani da Silvan nel 1977,1 il testo risale al I sec. d.C.2 ma racconta vicende accadute sotto il regno di Ramesse II, che visse tra il 1292 e il 1186 a.C. La sua traduzione in inglese, a cura di Frances Llewellyn Griffin, è disponibile cliccando qui.

Il papiro narra le vicende di Setne, figlio di Ramesse II. L'uomo aveva pregato a lungo gli dei per avere un figlio, quando una notte udì una voce che gli annunciò l'imminente nascita di un bambino: si sarebbe chiamato Siosiri. La profezia si compì, e sin dai primi anni di vita i genitori si accorsero che il figlio era un individuo dotato di capacità non comuni.

Accadde infatti che un messaggero dall'Etiopia si recò presso il palazzo del Faraone con un messaggio chiuso in un papiro. Senza neppure aprirne i sigilli, l'etiope sfidò gli egiziani: qualcuno di loro sarebbe stato in grado di leggerne il contenuto senza aprirlo? In caso contrario, il disonore sarebbe stato gettato sull'intera nazione.

Preoccupato, Ramesse consultò suo figlio Setne, chiedendogli di trovare qualcuno che fosse in grado di portare a termine un compito tanto insolito. Convinto che l'impresa fosse impossibile, Setne chiese dieci giorni di tempo per pensare ad una soluzione, ma senza farsi grandi illusioni. Fu allora che Siosiri si accorse della preoccupazione del padre, e gli chiese di parlargli della sfida. Al termine del racconto, Siosiri scoppiò a ridere. "Padre, vi preoccupate di una cosa del genere? Io sono in grado di leggere quel papiro senza neppure aprirlo".

Per dimostrare quanto stava affermando, invitò il padre ad andare nelle stanze al piano terra della casa. "Qualsiasi libro prenderai dalla cesta, saprò dirti di che libro si tratta. E potrò leggerlo senza neppure vederlo, restando al piano superiore". Incredulo, Setne si alzò e fece esattamente come suggerito dal figlio, che dimostrò di saper leggere tutti i libri che il padre prendeva dalla cesta, ancor prima di aprirli. Il ragazzo fu quindi condotto alla corte del faraone Ramesse II, che immediatamente convocò il messaggero etiope per mostrargli di quali prodigi fossero in grado i suoi sudditi. Siosiri rivelò quindi parola per parola il contenuto del papiro, salvando il suo popolo dal disonore. Le parole nascoste all'interno del rotolo scossero i presenti: raccontavano una storia accaduta 1500 anni prima, quando il mago etiope Sa-Neheset aveva sfidato il mago egiziano Sa-Paneshe; lo scontro si era risolto a favore di Sa-Paneshe, e l'etiope era stato costretto a giurare sugli dèi che non sarebbe tornato prima di millecinquecento anni.

Al termine della lettura, Siosiri si era rivolto a Ramesse annunciando solennemente: "Il messaggero etiope al vostro cospetto è Sa-Neheset, ritornato dalla morte per vendicarsi. Ma non temete: anch'io sono tornato dalla morte: sono Sa-Paneshe, e lo sfiderò un'altra volta!".

Lo scontro tra i due maghi durò diverse ore, e venne combattuto a colpi di incantesimi; l'uno cercava di annientare la corte egiziana, l'altro di difenderla. Come millecinquecento anni prima, fu Sa-Paneshe ad avere la meglio: un incantesimo di fuoco consumò il corpo di Sa-Neheset, e il vincitore sparì insieme al nemico, richiamato al mondo degli inferi da Osiride.

In un testo che narra vicende di questa natura, separare gli elementi fantastici da quelli storicamente attendibili è particolarmente difficile; in particolare in questa occasione ci troviamo ad analizzare resoconti scritti quasi quindici secoli dopo i presunti fatti. Molto più interessante risulta individuare i temi "archetipici" intorno cui ruota il racconto, identificando gli elementi più o meno esplicitamente legati alla magia mentale.

Nel corso del racconto, il mago Siosiri offre a suo padre una esibizione di magia mentale molto diffusa ancora ai giorni nostri: il cosiddetto book test. Secondo la definizione che ne dà il Dizionario enciclopedico del paranormale, si tratterebbe di un "fenomeno di chiaroveggenza per il quale un sensitivo, scelti a caso un libro, una pagina e una riga, riesce a leggere quella riga senza che il libro venga aperto".3

Facendo propria l'ambiguità che costituisce tutti i fenomeni magici, la capacità di leggere nei libri chiusi si è sempre collocata al confine tra la sensitività e l'illusionismo. Il nome book test, che significa "prova del libro", ha una connotazione sperimentale dovuta a William Crookes, ricercatore nell'ambito del paranormale che lo utilizzò la prima volta nel 1874.4 La letteratura magica offre oggi centinaia di tecniche diverse per leggere all'interno di un libro chiuso,5 effetto il cui inesauribile successo ha origine negli elementi evocati sin dal testo egizio su citato; per capire il contesto del racconto bisogna riflettere sul ruolo che i testi scritti avevano in quell'epoca.

Secondo la tradizione egizia, fu il dio Thoth ad inventare la scrittura in un'epoca lontanissima. Ciò gli consentì di compilare un libro che conteneva il Segreto dei Segreti, la Rivelazione suprema: la descrizione di un incantesimo che avrebbe trasformato l'uomo nel re dell'universo. Il libro di Thoth divenne, dunque, il testo base di ogni conoscenza iniziatica, un papiro dalla potenza inimmaginabile. Il libro di Thoth ha una storia rocambolesca e bellissima, che meriterebbe uno studio a sé; si racconta, tra l'altro, che una copia si salvò dall'incendio della Biblioteca di Alessandria e venne recuperata da alcuni autori che la tradussero in ventidue immagini, oggi diventati gli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

La leggenda riguardava un'idea peculiare della cultura egizia: il fatto che la scrittura geroglifica fosse riservata esclusivamente alla sfera della sacralità. Gli egizi chiamavano la loro scrittura con un termine che significava "parola di dio, della divinità" ovvero "verbo divino".

I due papiri Setne I e Setne II raccontano le vicende del figlio di Ramesse II, Setne Khamuas. Il primo ha come tema centrale il libro di Thoth e la maledizione che lo circonda. Avido collezionista di papiri, il protagonista del racconto viola addirittura una tomba pur di impadronirsi del sacro testo; è però costretto a restituirlo per evitare le mortali conseguenze del gesto.6

Il secondo papiro, invece, è maggiormente incentrato sul figlio di Setne, Siosiri. Il piccolo rivela presto una serie di tratti tipici degli sciamani: nei suoi primi anni di vita, ad esempio, fa da guida al padre per un viaggio nel mondo dei morti. La sua capacità di leggere nei papiri chiusi, però, si manifesta soltanto nel momento in cui il suo popolo è minacciato di disonore dal messaggero etiope. Il mago non ha, quindi, i caratteri dell'uomo di teatro che presenta i suoi "effetti magici" per intrattenere il pubblico; il papiro Setne II parla di Siosiri come di un individuo venuto al mondo per salvare il suo popolo con le sue doti straordinarie.

La lettura a distanza dei papiri avviene dapprima nell'ambito privato dell'abitazione di suo padre Setne, poi - in maniera più teatrale - dinnanzi al Faraone. Per cogliere meglio la sorpresa degli egiziani di fronte a tale abilità, e collocare nel giusto contesto la sfida del messaggero etiope, dobbiamo tener conto che i papiri, in quanto "supporti" della scrittura, acquistavano uno stato di sacralità ancora maggiore rispetto alle pareti di pietra su cui gli stessi geroglifici venivano incisi. Ciò era dovuto al fatto che, quando veniva sigillato, il contenuto del papiro non poteva essere conosciuto senza aprirlo, e diventava così un potente - ma soprattutto estremamente discreto - strumento di comunicazione e conservazione del sapere. E se già la conoscenza della lingua scritta definiva una ristretta élite culturale, il fatto che la conoscenza fosse protetta da un ulteriore sigillo rendeva ancora più difficile (e prezioso) l'accesso ad alcune informazioni. Il fatto di poter accedere, grazie a qualche capacità sovrannaturale, al contenuto di tali papiri senza rompere i sigilli costituiva la dimostrazione di una stretta vicinanza al mondo degli spiriti e insieme una minaccia a chi quei testi avrebbe voluto tenere nascosti. Se la scrittura era "parola di dio", accedervi senza far uso dei cinque sensi costituiva una prova della possibilità di comunicare con gli dèi.

Leggendo il contenuto del papiro del messaggero etiope, il mago Siosiri offre al suo popolo e al messaggero una prova incontrovertibile della propria natura sovrannaturale, e dimostra finissime qualità teatrali quando, in un climax degno di un romanzo di cappa e spada, annuncia che i due personaggi di cui ha letto le vicende - occorse 1500 anni prima - sono oggi presenti dinanzi al faraone: lui e il messaggero non sono altro che le reincarnazioni moderne di due antichi sfidanti che si erano contesi l'onore delle rispettive nazioni. Il ruolo salvifico del mago Siosiri si riconferma nell'apocalittica lotta finale, durante la quale sconfigge il mago nemico e, completata la sua missione, ritorna nel mondo dei morti dove lo attende il suo vero padre - il dio Osiride.7

Sono stati diversi i tentativi di trovare conferme storiche dell'esistenza di Setne,8 ma anche limitandosi ad un'analisi letteraria della figura di Siosiri, in lui si riconoscono subito i tratti dell'uomo divino, i cui caratteri sono insieme terreni e celesti: nasce da un uomo e una donna, ma è figlio del dio Osiride. I moltissimi tratti in comune con Gesù Cristo hanno fatto supporre ad alcuni studiosi un'influenza sull'ignoto autore del papiro Setne II di correnti ebraiche.9 Anche Gesù fu annunciato al padre in sogno, e - come Siosiri - all'età di 12 anni fu notato dai sacerdoti del tempio per la sua saggezza, mostrando un eloquio e una conoscenza dei testi sacri non comune. Durante il viaggio nell'aldilà, inoltre, Siosiri mostra al padre un povero che, essendosi comportato bene in vita, viene ora servito e riverito, mentre un ricco è caduto in disgrazia ed è punito con continui tormenti; il racconto è identico a quello della parabola di Lazzaro e del ricco Epulone raccontata da Gesù.10 Negli anni Settanta ha sollevato molte polemiche uno studio dello storico Morton Smith che vedeva, nella figura di Cristo descritta nei Vangeli, il tipico profilo di un illusionista in grado di compiere prodigi e miracoli.11 I punti di contatto con Siosiri sono effettivamente molti - non ultimo il fatto che entrambi sono "uomini divini" incarnati per volere di una divinità superiore e con un chiaro ruolo salvifico per il proprio popolo.

Siosiri non è l'unico mago di cui si abbia notizia nel mondo egizio. Nel biblico libro dell'Esodo,12 Mosè trasforma il suo bastone in serpente per convincere la corte egiziana del potere del dio di Israele, ma il Faraone chiama i suoi maghi Iannè e Iambrè13 per ripetere l'esibizione - e quindi svilirne in qualche modo il carattere straordinario. Il papiro Westcar, che racconta avvenimenti accaduti sotto la reggenza di re Cheope e Sneferu tra il 2652 a.C. e il 2510 a.C., presenta diverse figure di sacerdoti maghi che presentano alcuni effetti di magia: Gedi, Ubainer, Giangiaemankh...

Storici e antropologi dubitano che all'epoca fosse netta la distinzione tra i giochi di prestigio e le dimostrazioni di abilità sovrannaturali: è possibile che esistessero maghi che si esibivano a scopo di intrattenimento, come i più moderni giullari di corte, ed altri che adoperassero tecniche illusionistiche nel corso di cerimonie religiose e in contesto sacro.

È interessante, però, notare come la prima testimonianza di un individuo che presentò un moderno effetto di magia mentale sia inserita in un contesto sacro e solenne, facendo del mago Siosiri, più che un semplice intrattenitore, un vero e proprio salvatore del suo popolo, grazie alla sua capacità di leggere all'interno dei libri chiusi.

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1 Silvan, Arte Magica, Milano, Rusconi, 1977, p.29. Il testo è stato recentemente riproposto in forma integrale in Edda Bresciani (ed.), I testi religiosi dell'antico Egitto, Milano, Mondadori, 2001.

2 Il papiro Setne II è scritto sul retro di un documento greco databile al periodo del regno dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.). Si veda Frances Llewellyn Griffin, Stories of the High Priests of Memphis - The Sethon of Herodotus and the Demotic Tales of Khamuas, Oxford, The Clarendon Press, 1900, p.41.

3 D(èttore) U(go) S.v. Lettura in libri chiusi in AA.VV., Paranormale Dizionario Enciclopedico, Milano, Armenia, 1986, pp.538-539.

4 William Crookes, "Notes of an Enquiry into the Phenomena called Spiritual during the Years 1870-1873" in Quarterly Journal of Science, gennaio, 1874.

5 Un classico effetto che coinvolge le carte da gioco è stato da me pubblicato in Raul Cremona e Mariano Tomatis, L'arte della prestidirigiri..., Milano, Rizzoli, 2008, pp.17-20.

6 Una buona sintesi del racconto si trova in Ian Rutherford, Kalasiris And Setne Khamwas: A Greek Novel And Some Egyptian Models in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, n.117, 1997, pp.203-209 e in Archibald Henry Sayce, "Review of "Stories of the High-Priests of Memphis" by Francis Llewellyn Griffith" in Folklore, vol. 12, n. 4, dicembre 1901, pp.497-500.

7 Siosiri significa in effetti "figlio di Osiride".

8 Francis Llewellyn Griffith lo identifica con Sethos, un condottiero di cui parla anche Erodoto (Francis Llewellyn Griffith, Stories of the High-Priest of Memphis, Oxford, Clarendon Press, 1900). Archibald Henry Sayce con Seti, nipote di Ramesse II (Sayce, op.cit., p.499).

9 Sayce, op.cit., p.499.

10 Vangelo di Luca 16,19-31.

11 Morton Smith, Jesus the Magician, New York, Harper and Row, 1978.

12 Esodo 7, 8-12.

13 II lettera a Timoteo 3, 8.

 


L'avanguardia del Mistero a Milano

di Marco Fida
pubblicato il 29 aprile 2010

La sera del 27 aprile a Milano, all'Istituto Italiano Studi sul Futurismo, incontro con Erik Davis, uno dei più interessanti osservatori e commentatori del panorama tecno-mistico - il regno dove le tecnologie dell'informazione e i simboli della tradizione magico-spirituale occidentale coesistono praticamente da sempre - e Ferdinando Buscema, prestigiatore e studioso degli archetipi della Magia.


Tema dell'incontro, cui hanno partecipato cinquanta ospiti, la figura del Trickster, personaggio al confine tra sacro e profano, ordine e caos, bene e male. Dopo l'intervento di Davis, presentato dal giornalista Franco Bolelli, e le domande del pubblico, una performance di Ferdinando in perfetto stile Trickster, introdotta da Erik stesso: «Mentre lo osservate, fate caso a quella parte di voi che cerca di capire come avvenga il trucco. Ma siate consapevoli anche di quella parte di voi che per un attimo sperimenta il disorientamento e lo stupore.»

Il Trickster abita infatti questa sottile linea di confine, e si serve della tecnologia proprio per evidenziare i limiti del pensiero razionale, farsi gioco (non sempre benevolmente!) delle nostre certezze e introdurre l'imprevisto nella routine del quotidiano.

Al termine, una performance multimediale a cura del laboratorio di arti visive Otoloab, dove suoni e immagini dialogano in un vortice caleidoscopico di colori, forme e vibrazioni ipnotiche.


Complimenti a Ferdinando, organizzatore dell'evento insieme ai curatori dell'Istituto, e a Erik Davis, ospite davvero d'eccezione.


La magia dei numeri (Mariano Tomatis)

di Stefano Ferraresi
pubblicato il 4 maggio 2010

La matematica non gode spesso di buona stampa: i numeri non mentono, ma con i numeri si può mentire, si dice.

La sfida di Mariano Tomatis assomiglia quindi a un doppio carpiato: l'autore racconta la matematica proprio partendo dalla magia, da quelle insidiose zone di confine della conoscenza dove si addensano i fenomeni paranormali, i poteri della mente, le profezie, i grandi enigmi storici e i simboli esoterici.

La matematica di Tomatis è però un coltellino svizzero: ogni accessorio, usato al momento giusto, apre smonta e disvela al lettore molti misteri, dove invece è solo l'abile camuffamento di schemi numerici e strutture logiche ad averli resi indecifrabili.

Il trucco c'è... e si vede, verrebbe da dire! Telepatia, chiaroveggenza, precognizione, telecinesi, ufologia, numerologia: in un'indagine a tutto campo, colta e divertita, che corre a perdifiato dall'antico Egitto all'arte dei cerchi nel grano, l'autore illumina the dark side della matematica e permette al lettore di cimentarsi in mirabolanti esperimenti in bilico tra scienza e illusionismo.

Attenzione, questo libro dà dipendenza: scoprirete che non si tratterà solo di "aguzzare l'ingegno"... ma anche di scoprire il piacere della meraviglia, di esclamare "Oooh!" davanti all'insolito, al nuovo, al misterioso.

Perché del resto, non smettere, anche solo un attimo, di capire, e lasciarvi semplicemente stupire?

E' disponibile sul Web il blog del libro. Per restare aggiornati su tutte le novità, si può seguire l'omonimo gruppo Facebook o iscriversi al Feed RSS.

E' possibile leggere due pagine del libro scaricandole da qui.


"Magic Show" (Numb3rs 5x06) su RaiDue

di mariano tomatis
pubblicato il 7 giugno 2010

La serie televisiva Numb3rs ha dedicato all'illusionismo il sesto episodio della quinta serie, andato in onda negli Stati Uniti il 7 novembre 2008.

Scritto da Sean Crouch e diretto da John Behring, "Magic Show" racconta la storia di una illusionista, The Amazing Susanna, che durante uno show si esibisce in uno strano numero: la sua assistente Talma sparisce all'interno di un tubo pieno di petali di rosa. Il problema è che Talma, dopo essere sparita, non riappare...

L'FBI verrà coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di Talma, e alle ricerche parteciperà - nei panni di se stesso - il noto Penn Jillette, del duo Penn&Teller. In una scena, Penn mostra al protagonista il gioco della ghigliottina.

La puntata viene trasmessa in Italia il 7 giugno 2010.


Il calendario perpetuo mentale

di Nicola Santoro
pubblicato il 2 settembre 2010

Quello di determinare con esattezza il giorno della settimana corrispondente ad una data qualsiasi è sempre stato, per me, un tema di antico interesse. Ricordo che, in passato, quando Internet non era ancora una rete capillare come oggi, ho effettuato alcune ricerche in merito, cercando di individuare un algoritmo efficace (ossia una sequenza finita di operazioni, o di calcoli, che producessero il risultato cercato) per risolvere questo problema. Quello che esporrò qui di seguito, quindi, è il risultato principale al quale sono pervenuto: un approccio, cioè, di tipo numerico, fornendo alcune formule che, come avremo modo di osservare, vanno bene per qualsiasi data (passata, presente o futura). In ambito magico, anche alcuni Autori1 hanno proposto semplici algoritmi numerici di calcolo, molti dei quali cadono in difetto con date particolari (in genere, funzionano correttamente con date relative al XIX e XX secolo); inoltre i calcoli per gli stessi algoritmi variano anche in funzione degli anni bisestili (dei quali bisogna tenere conto).

Il metodo

Per determinare il giorno della settimana corrispondente ad una certa data, seguiremo il procedimento pubblicato dal matematico Julius Christian Johannes Zeller (1822-1899)2 negli Acta Mathematica del 1887.


L'articolo di Christian Zeller "Kalender-Formeln"

Come vedremo, con tale algoritmo, non bisogna preoccuparsi se l'anno in questione è bisestile, e i calcoli saranno praticamente gli stessi per qualsiasi data. Calcoliamo il valore dei due numeri S ed R dati dalle due formule:


in cui g indica il giorno del mese, m il numero d'ordine del mese, A l'anno. Va inoltre inteso che, nelle divisioni indicate dalle frazioni, bisogna considerare solo le parti intere dei quozienti. Calcoliamo, in seguito, la differenza S - R che va divisa per 7, e infine consideriamo il resto di questa divisione. Esso indica il giorno della settimana corrispondente alla data considerata: se è 0 il giorno è sabato, se è 1 domenica, se 2 lunedì, ecc.

Nota: Nell'applicare questo procedimento, si tenga presente che i mesi di gennaio e febbraio debbono essere considerati rispettivamente come il 13° ed il 14° mese dell'anno precedente. Inoltre, questo procedimento è valido per il calendario gregoriano (che è quello attualmente in uso, adottato dal 15 ottobre 1582, nei paesi cattolici); se si vuole applicarlo ad una data del calendario giuliano (che ha preceduto quello gregoriano e vale dal 1° gennaio dell'anno 45 a. C.) bisogna considerare R = 0.

Un esempio di calcolo

Che giorno della settimana era il 3 gennaio 1793, giorno in cui nacque a Torino l'insigne prestigiatore Bartolomeo Bosco? Applichiamo le formule precedenti ponendo g = 3, m = 13 e A = 1792 (tenendo quindi conto della nota). Otteniamo, quindi:


Calcolando ora la differenza S - R si ha:

S - R = 2277 - 11 = 2266

La differenza si divide per 7 e si considera il resto di questa divisione. Nel nostro caso 2266 diviso 7 dà 323 come quoziente e 5 come resto. Quindi il 3 gennaio 1793 fu giovedì.

Tutto ciò non è semplice e magico allo stesso tempo?

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1 Salvatore Cimò, Divinazioni mentali, Milano, Ceschina, 1965, p. 222 e Giuseppe Bressan, Il Mentalismo puro, Verona, Carmelo Piccoli, 1987, p. 21.

2 Christian Zeller, "Kalender-Formeln" in Acta Mathematica, Vol.9, pp.131-136, 1887, cit. in Luigi Berzolari (a cura di), Enciclopedia delle Matematiche Elementari, Milano, Hoepli, 1987, vol. III, parte II, p. 496.

 


Francesco Tesei sulla rivista InFly

di mariano tomatis
pubblicato il 26 marzo 2010

Il numero di marzo 2010 della rivista InFly dedica a Francesco Tesei un bell'articolo illustrato.


L'articolo può essere scaricato da qui o letto qui di seguito:

MENTALIST, sostantivo: persona che ricorre all'acutezza mentale, ipnosi e/o suggestione. Colui che padroneggia la manipolazione del pensiero e del comportamento».
Questa è la definizione con cui si apre ogni puntata di «The Mentalist», la famosa serie tv americana arrivata in Italia qualche tempo fa. Non molti però sanno che i mentalisti non sono soltanto appannaggio degli sceneggiatori statunitensi, che ce ne sono anche di veri e nostrani, e che questa arte «esiste da quando esiste l'uomo; si hanno testimonianze già tra gli antichi egizi», spiega Francesco Tesei.
Tesei ha trentasette anni, e sulla carta d'identità ha scritto: artista. Approssimazione riduttiva, dato che è il mentalista più importante in Italia, e uno dei più stimati a livello internazionale. Uno come lui è in grado di simulare fenomeni come la lettura del pensiero, la chiaroveggenza, la precognizione attraverso tecniche di comunicazione ben lontane dal paranormale, e anche di mettere tutti d'accordo. Mariano Tomatis, nel suo «La magia della mente» (Sugarco Edizioni), libro portante per il mentalismo, lo include nell'Olimpo dei grandi, e Massimo Polidoro dice di lui: «Un artista come pochi in Italia ». Francesco si definisce «un giocoliere della mente, perché compio delle evoluzioni acrobatiche con i pensieri delle persone. I miei strumenti sono la parola, la voce e il gesto. Il "mio" mentalismo gioca a rimettere in contatto la persona con il mistero che ha dentro, attraverso piccole esperienze, giochi e suggestioni, diversamente da quei colleghi che con le loro esibizioni lasciano intendere doti extrasensoriali».
Secondo la definizione di Larry Baker, il mentalista è «colui che utilizza i cinque sensi per creare l'illusione di possederne un sesto». Gustavo Rol, ad esempio, è considerato dai suoi detrattori un buon mentalista, ma non un sensitivo.
Come si diventa mentalisti? «È una strada lunga. Io prima mi sono formato come illusionista, da autodidatta, poi ho diretto i miei interessi anche in altri campi e ho studiato molto. Certo la mia passione si è manifestata precocemente: a sette anni avevo la "Scatola di Silvan", e a ventuno sono entrato a far parte di uno spettacolo itinerante con il mio primo one man show», racconta Tesei. Francesco con i suoi spettacoli ha visitato, nell'arco di 15 anni, oltre trenta Paesi e tre continenti. «Poi ho iniziato a interessarmi alla psicologia, sono diventato Master in programmazione neurolinguistica, mi sono diplomato in ipnosi ericksoniana». Il mentalismo, d'altronde, è la forma di illusionismo più sofisticata. «Il mio modello d'eccellenza è l'inglese Derren Brown, che secondo me è il miglior mentalista al mondo», spiega Francesco. Tesei gira con il suo spettacolo « «Mind Juggler» l'Italia dei teatri e quella delle convention. «Perché i miei spettacoli sono divertenti. E poi ultimamente vado molto di moda tra le aziende», dice sorridendo. E aggiunge: «Mi chiedono in continuazione di tenere corsi di comunicazione, ma per il momento non ho intenzione di condividere le mie tecniche». Sul suo sito (www.francescotesei.com) si può trovare in vendita il dvd «Mind Juggling», che contiene esperimenti più strutturati rispetto a quelli pensati per il palco. Impressionante il tentativo (riuscito) di convincere due gemelli a essere l'uno nel corpo dell'altro. «Mi vanto di non aver mai avuto complici. Però, normalmente, più l'esperimento è difficile, più alta è la diffidenza nel pubblico». Ma il mentalismo ha applicazioni nella vita di tutti i giorni? «La mia fidanzata crede di sì», dice Francesco divertito. E continua: «A volte, dopo aver preso una decisione, si ferma un attimo e mi chiede se è stata una libera scelta». Tecnicamente, l'abilità di creare un'associazione tra un gesto e una risposta si chiama «àncora», e nel 75 per cento dei casi orienta l'interlocutore. Questa comunicazione subliminale sembrerebbe aprire scenari incredibili. Magari anche in campo sentimentale. «Ai corsi di seduzione su youtube ci hanno già pensato sedicenti mentalisti. Ma che sia chiaro: io ne prendo le distanze!» esclama Francesco ridendo. (Chiara Parodi)


Camminare sull'acqua? Si può

di mariano tomatis
pubblicato il 16 maggio 2010

Si chiama Liquid Mountaineering ed è una moderna disciplina sportiva che consente di... camminare sull'acqua!

Filmato YouTube disponibile all'indirizzo:
http://www.youtube.com/v/Oe3St1GgoHQ

Fantasia o realtà? Uno scherzo ben progettato a sostegno della campagna pubblicitaria per un paio di scarpe sportive idrorepellenti!


Abramo Colorni, il prestigiatore di Dio

di mariano tomatis
pubblicato il 26 marzo 2010

E' uscito per l'editore Rizzoli il libro di Ariel Toaff Il prestigiatore di Dio, biografia di Abramo Colorni (1544-1599).

Scrive a proposito Dino Messina:

"Il prestigiatore di Dio" era uno straordinario personaggio mantovano, Abramo Colorni, stimato dai Gonzaga, chiamato dagli Estensi, riverito nella Praga di Rodolfo II. Autore di una "Euthimetria" in cui spiegava la mirabolante invenzione della «carrozza con l'odometro», cioè della carrozza col contachilometri, di una "Nova Chirofisionomia", cioè di una fisiognomica della mano, Abramo era ammirato per l'arte della prestidigitazione e considerato per il sapere e le grandi capacità tecnico-meccaniche, che gli consentirono di proporre agli Estensi anche un archibugio a ripetizione. Un piccolo Leonardo, per di più scaltrissimo, al punto che quando Vincenzo Gonzaga gli chiese di scrivere un trattato di chiromanzia, lui sulle prime tergiversò, poi si decise a scrivere la "Chirofisionomia", in cui prendeva le distanze dall'arte divinatoria e dava basi scientifiche allo studio della mano: una scienza «lombrosiana» che poggiava sull'osservazione delle caratteristiche fisiche. Un'impostazione che gli guadagnò le lodi di un nemico degli ebrei come il canonico di Bagnacavallo, Tommaso Garzoni, che nella "Piazza universale di tutte le professioni del mondo" elogiò Colorni e altri scienziati ebrei.1


Autore di alcune importanti opere matematiche dedicate alla crittografia, Colorni è noto nell'ambiente dei prestigiatori proprio per essere stato citato da Tomaso Garzoni da Bagnacavallo.

Qualche anno fa, uno dei discendenti di Colorni è stato invitato da Gianni Pasqua a intervenire a un congresso di illusionisti che si è tenuto a Torino. Nell'occasione, Roxy ha presentato alcune slides su una sua ricerca sulle tracce del prestigiatore mantovano.

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1 http://lanostrastoria.corriere.it/2010/03/ariel-toaff-contro-lo-stereoti.html

 


Dove si può davvero incontrare il Diavolo a Torino

di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
pubblicato il 17 giugno 2009

Uno non chiederebbe che di poterci credere, a questa presenza del Diavolo a Torino. Sarebbe un privilegio vertiginoso, tale da far delirare d'invidia il resto d'Italia. Ma come, hanno già l'Avvocato, adesso anche il Diavolo?

Sarebbe del resto nello stile della città, un tocco della sua tradizionale ambivalenza: grande industria e supremi cioccolatini artigianali; castello del Valentino vero e castello del Valentino falso; culto della Santa Sindone e culto di Lucifero. Le voci sono a buon punto, insistono, corrono il mondo, accade sempre più spesso di incontrare stranieri che si informano impressionati: «Ah, Torino, la città magica, ma allora è vera questa storia dei riti satanici, delle congreghe sacrileghe, delle evocazioni abominevoli?»

E forte è talvolta la tentazione di rispondere con quella evasività ammiccante che tanto seduce l'avido ascoltatore. «Eh, cara signora, gentile amico, noi non vogliamo sbilanciarci, ma certo che se anche il Papa si è preso la pena di accennare al fenomeno qualcosa deve pur esserci». Dire e non dire, lasciar intendere, alludere con leggerezza, sorridere tenebrosamente; quale miglior modo per rendere più fascinosa la città in cui viviamo e dunque anche noi stessi? Un vago odorino di zolfo ci sembra che non guasterebbe, attorno ai nostri nomi.

Ma queste vanità finiscono sempre per fermarsi davanti alla miseria dei fatti. I quali in primo luogo ci ricordano che noi, in tanti anni, non solo non abbiamo mai assistito coi nostri occhi a una Messa nera torinese ma neppure abbiamo mai conosciuto qualcuno che conoscesse qualcuno che aveva assistito coi propri occhi a una Messa nera torinese. Bravi, e con ciò? Tali empie cerimonie si svolgono in gran segreto, nel cuore della notte, per una ristretta cerchia di iniziati.

Sarà, ma a noi riesce difficile rappresentarcele plausibilmente. Dove si compirebbero, tanto per cominciare, le nefandezze in questione? In un appartamento di via Cibrario fra divanetti Aiazzone e cristalleria Standa? In un garage di corso Casale fra motorini di figli e gommoni estivi sgonfiati? E non appena uno prova a figurarsi la fila degli adepti che si intrufola nel Tempio del Male al quarto piano (citofonare Travetti), e i profumi d'Oriente frammisti a quelli di cucina, e l'infame altare ricavato da un vecchio tavolo da ping-pong, e il ragioniere, il geometra, il barista che infilano le nere cappe sopra le bretelle, e tota Pettenero, della Toro Ass., che si spoglia nuda sul tappeto sardo, e l'architetto Bottasso che traccia il cerchio magico col pennarello, e la litania di arcaiche parole esoteriche che si leva con forte cadenza piemontese... Be', sappiamo che quando si tratta di acquisire delle anime nessuno guarda per il sottile, né in Alto né in Basso. Ma in un ambiente simile l'apparizione folgorante e terribile dell'Angelo delle Tenebre, del Signore delle Mosche, a noi parrebbe, Dio ci perdoni, più che inverosimile, indecorosa1.

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1 Tratto da "Stanotte Messa nera dal ragioniere", La Stampa. Ringrazio Andrea Ferrero per la segnalazione.