http://www.praestigiator.com · A cura di Mariano Tomatis

Versione stampabile · Edizione di domenica, 5 febbraio 2012


Pensavamo che fosse un effetto speciale dello show

di mariano tomatis
pubblicato il 16 gennaio 2012

«Quando abbiamo sentito quello scossone, pensavamo che fosse un effetto speciale dello show.» Così ha commentato Vivian Shafer, uno dei passeggeri della nave Costa Concordia che al momento dell'impatto stava assistendo allo show del mago Martin. Le luci stroboscopiche e il fumo di scena avevano tolto drammaticità al disastro che si stava compiendo. Poi, però, lo spettacolo si è interrotto ed è scoppiato il caos.

In quel momento, l'assistente di Martin, l'anglovenezuelana Rosalyn Rincon, si trovava chiusa in una cassa, pronta per un effetto. Intervistata dal Daily Mail (qui l'intervista completa), ha raccontato:

La musica si è fermata, gli oggetti cadevano addosso agli spettatori. Ho urlato al mago: «Tirami fuori di qui, tirami fuori di qui.» Lui mi ha liberato e siamo andati in cabina a prendere il giubbotto di salvataggio. Lì abbiamo realizzato che il problema vero sarebbero state le scialuppe. Ce n’erano disponibili soltanto su un lato della nave. Sono stata fortunata a salvarmi.1

Rosalyn e Martin sono poi riusciti a mettersi in salvo. Era a bordo anche l'autore televisivo e illusionista Walter Rolfo, che il 16 gennaio ha partecipato alla trasmissione I fatti vostri raccontando la spiacevole disavventura.


_________________

1 "C'era lo spettacolo di magia. Chiusa nella scatola, si salva", Corriere della Sera, 16 gennaio 2012. Si ringrazia per la segnalazione Rosarita Crisafi.

 


Thom Pain e i giochi di prestigio

di Rosarita Crisafi
pubblicato il 19 gennaio 2012

Vi piacciono i giochi di prestigio? È una delle domande con cui inizia il monologo "Thom Pain (basato sul niente)", interpretato da Elio Germano, eccellente e sensibile attore della nuova generazione. Thom Pain è un personaggio inquieto e confuso, alle prese con una storia d'amore andata in pezzi, e una vita vissuta in un continuo flusso di pensieri, nevrosi, contraddizioni ed indecisioni. Alla domanda sui giochi di prestigio il pubblico non ha esitazione, risponde con un corale «no». Thom Pain non ha una precisa posizione a riguardo, inizialmente sembra li detesti, poi ne ricorda il potenziale, in fondo è con un gioco di prestigio che è iniziata la sua storia d'amore.

«Scegli una carta»

«Ma ce n'è solo una!»

Così racconta il primo incontro con la sua amata, in uno scambio di battute surreale. Evoca un effetto magico inesistente con un fazzoletto che esibisce al pubblico con mosse da prestigiatore, ma che poi usa per soffiarsi il naso. Alla fine dello spettacolo dice di essere bravissimo nel "numero della sparizione". Trascina uno spettatore al centro del palcoscenico per realizzare il trucco ma se ne dimentica, e ritorna per altri cinque minuti al suo sofferto, ironico ed irresistibile dialogo interiore, alla sua storia finita, passata, o che forse non è mai stata.

Le luci si spengono, lo spettatore sparisce davvero, si alza volontariamente dalla sedia nascosto dal buio in sala. Fine dello show. Grandi applausi.

Thom Pain è un magnifico effetto magico, creato solo da una bella storia, in cui il gioco di prestigio, in fondo, è solo un corollario.


College Mathematics Journal Vol.43 N.1

di mariano tomatis
pubblicato il 24 gennaio 2012

Il The College Mathematics Journal di gennaio 2012 è dedicato a Martin Gardner: copertina e articoli riprendono alcuni dei temi da lui trattati sulle rubriche di matematica ricreativa.

Arthur T. Benjamin, autore dell’articolo "Squaring, Cubing, and Cube Rooting", è un matematico prestigiatore che approfondisce il tema dei calcoli effettuabili a velocità prodigiosa. "Magic Knight’s Tours" di John D. Beasley si occupa, invece, di quadrati magici che al contempo risolvono il noto problema del salto del cavallo. In "Martin Gardner’s Mistake" Tanya Khovanova analizza un errore commesso dal divulgatore americano nella soluzione di un popolarissimo indovinello. "Cups and Downs" di Ian Stewart è dedicato alla generalizzazione di un semplice e affascinante gioco di lettura del pensiero che sfrutta tre monete.

Il The College Mathematics Journal è edito dalla Mathematical Association of America ed è scaricabile integralmente da Internet.


Arturo Brachetti trasformista per il digestivo Antonetto

di mariano tomatis
pubblicato il 8 dicembre 2011

La Antonetto Farmaceutici ha coinvolto Arturo Brachetti per la nuova pubblicità dell'omonimo digestivo. Lo storico omino della confezione prende le sembianze di Arturo, che in una serie di successive trasformazioni descrive le funzioni della compressa masticabile.


Da un indovinello alla magia: l'enigma della bilancia (3 di 4)

di Marco Pavone
pubblicato il 21 dicembre 2011

Pubblichiamo qui la terza puntata della serie di Marco Pavone "Da un indovinello alla magia: l’enigma della bilancia". La prima parte del percorso è accessibile cliccando qui. La seconda parte del percorso è accessibile cliccando qui.

Il quarto enigma della bilancia

Siano date 12 monete perfettamente uguali nell’aspetto. Di queste, 11 sono uguali anche nel peso, mentre è possibile (ma non certo) che la dodicesima abbia un peso diverso. Utilizzando una bilancia a due piatti si predispongano tre pesate, indipendenti l’una dall’altra, in modo tale che dall’esito complessivo delle tre pesate, qualunque esso sia, sia sempre possibile individuare con certezza l’eventuale moneta dal peso diverso e specificare se essa sia più pesante o più leggera delle altre. Le tre pesate devono essere indipendenti l’una dall’altra nel senso che, per ognuna di esse, la disposizione delle monete va stabilita a priori, cioè senza conoscere in anticipo l’esito di alcuna delle altre due pesate (ne segue che, ai fini dell’esito complessivo delle tre pesate, non ha alcuna importanza quale sia l’ordine in cui esse vengono effettuate).

Nota

Le informazioni contenute in questa pagina sono a disposizione di chiunque le voglia utilizzare, a condizione di citare l'autore e le fonti.


Le "Memo Mind Cards": come osservare "in profondità" un effetto magico

di mariano tomatis
pubblicato il 21 ottobre 2011

Studiare la storia dell'illusionismo è come indossare un paio di occhiali e scoprire che le immagini su uno schermo cinematografico diventano tridimensionali. Visto in questa nuova ottica, ogni effetto magico acquista una profondità che consente di apprezzarne dettagli e aspetti altrimenti invisibili.

Quando impariamo un nuovo gioco di prestigio da un collega, da un DVD didattico o da un video su YouTube, ne percepiamo immediatamente la superficie: l'effetto è questo, il metodo è quest'altro e queste le sue finezze. Se potessimo ruotare intorno al gioco e osservarlo lateralmente, ci accorgeremmo che la sua superficie non è che la proiezione di molteplici piani diversi, ognuno elaborato in maniera a sé stante e in epoche diversissime. Tale composizione potrebbe essere una trascurabile curiosità, se non fosse che ciascun piano - isolato dagli altri - conduce a un effetto diverso dal nostro, a un "antenato" di quello che abbiamo appena imparato. La distanza "spaziale" tra i vari piani rende conto delle diverse epoche in cui ciascun principio è stato elaborato. Ognuna di queste idee è impegnata in un dialogo incessante con quelle che, in ciascun periodo storico, erano considerate i fondamenti dell'atmosfera magica che veniva chiamata "contemporanea".

Supponiamo di imbatterci nella descrizione di un mazzo di carte elaborato da Max Vellucci e chiamato "Memo Mind Cards". La presentazione fornita sul suo sito va dritta al punto:

Si discute spesso se un mentalista debba o meno usare il classico mazzo di carte. Questo oggetto è infatti spesso abbinato al prestigiatore, soprattutto se è lo stesso performer a tirarlo fuori. [...] Le "Memo Mind Cards" nascono quindi con lo scopo di fornire al mentalista un oggetto che non sia presentabile come un classico mazzo di carte, ma che abbia tutte le caratteristiche di questo versatile strumento. [...] Le "Memo Mind Deck" rappresentano quindi per il mentalista professionista una valida alternativa al classico mazzo di carte, troppo spesso associato dallo spettatore alla figura del prestigiatore.

Il mazzo è effettivamente un bell'oggetto. Le carte sono tutte plastificate, e realizzate in maniera professionale. La qualità dei disegni è molto alta: le poche linee con cui i diversi elementi sono raffigurati fanno di ogni carta un elemento iconico essenziale, adattandosi bene a contesti "scientifici" ma anche a situazioni informali, in cui i vari disegni possono essere usati come semplici puntatori verso pensieri più complessi. Il libretto allegato è altrettanto chiaro, e svela al lettore la lunga serie di accorgimenti "tecnici" (ben) nascosti dietro la sua progettazione. Ma tutto ciò è solo la sua superficie.

Com'è possibile "girare intorno" all'effetto per osservarne i diversi piani? La storia della magia ci viene in aiuto.


"Memo Mind Cards" - Vista FRONTALE


"Memo Mind Cards" - Vista LATERALE

Il mazzo di Max Vellucci ha illustri antenati. Il primo libro che descrive un mazzo di carte basato su una determinata sequenza risale al 1593: fu scritto da Horatio Galasso d'Arienzo e si intitolava Giuochi di carte bellissimi di regola e di memoria. Il principio doveva essere già molto noto, e moltissimi libri successivi lo riprenderanno senza modificarlo in modo sostanziale.

La prima, sostanziale evoluzione risale al 1934, quando Theodore Annemann (1907-1942) sostituisce alle normali carte da gioco una serie di carte che riportano semplici simboli e oggetti comuni; adopera il principio per l'effetto "Extra-Sensory Perception", che descrive sulle pagine della sua rivista Jinx:


Theodore Annemann, "Extra-Sensory Perception" in Jinx 8 (1934), p.52.

Al contempo, alla fine del Settecento il fisico francese Edme-Gilles Guyot (1706-1786) pubblica un vasto compendio di giochi di prestigio che propone, tra l'altro, un ingegnoso metodo per ritrovare una carta scelta. L'effetto in questione si intitola "Faire tirer des cartes à plusieurs personnes, qui les mettront elles-mémes dans le jey, et retrouver les cartes qu'elles auront tirées". L'idea viene più volte rielaborata, per renderla sempre più invisibile e versatile. Tra gli altri, William Clarke la descrive nel 1851 nel suo libro The Boy's Own Book in un effetto intitolato "Ups and Downs". Nei primi anni del Novecento iniziano a essere stampati mazzi di carte che mimetizzano il trucco in maniera professionale, e di altri mazzi si scopre che possiedono già questa caratteristica. Nel 1909 è Thomas Nelson Downs (1867-1938) a far notare che il metodo può applicarsi al dorso delle carte in The Art of Magic (pp.169-182). Nel 1935 le potenzialità del metodo vengono fatte esplodere da Ulysses Frederick Grant (1901-1978) in una monografia sull'argomento.

Quando, nel corso del 2010, Max Vellucci elabora le "Memo Mind Cards", è in grado di salire sulle spalle dei giganti che l'hanno preceduto non limitandosi a frullare quanto ha letto qua e là, ma riflettendo - anche con l'aiuto dell'amico Marco Pusterla - sulle possibili integrazioni di ciascuno dei metodi su elencati in un unico oggetto. Oggetto della sua analisi è un mazzo di simboli che deve adempiere a un secondo, fondamentale compito: quello di poter essere maneggiato in modo credibile, e in contesti professionali, da un mentalista contemporaneo.

Il risultato è sorprendente.

Le quaranta carte che compongono il mazzo di Vellucci non sono il classico e improbabile mazzo truccato che si tiene in tasca per presentare uno e un solo effetto magico: viste "lateralmente" si presentano come un affascinante strumento di studio e approfondimento, utile per sessioni analitiche tra mentalisti e ricco di una miriade di sotterfugi matematici e strutturali - nascosti, tra l'altro, in maniera eccellente.


Il libretto di 24 pagine che lo accompagna si limita a scalfire la superficie di ciò che un mazzo del genere consente di fare - e non è un caso se Max annuncia nell'ultima pagina la futura pubblicazione di un trattato più ampio. Se escludiamo le carte da gioco per i motivi ben elencati dall'autore nella sua introduzione, le "Memo Mind Cards" sono uno dei rari gimmick le cui potenzialità trascendono ampiamente l'aspetto con cui si presentano a una prima vista. Sebbene Max scriva che il volumetto allegato contiene "4 incredibili effetti di mentalismo", il mentalista che abbia con sé un mazzo del genere ha al suo arco ben più dei quattro effetti descritti - e l'autore lo sa bene, confessando all'interno che

i principi che contraddistinguono questo prodotto permetteranno al performer non solo di eseguire molti effetti classici del mentalismo con le carte [...] ma anche di forzare ad esempio una specifica immagine per una duplicazione del disegno, sia durante un preshow, che in una performance dal vivo.

Max Vellucci dimostra di conoscere bene l'ambiente e l'estetica dei mentalisti contemporanei, offrendo di realizzare una versione delle carte personalizzata con il proprio logo sul dorso: c'è da prevedere che, tra quelli che acquisteranno la versione base, pochi resisteranno di fronte alla prospettiva di averne un mazzo "brandizzato".

Le "carte simboliche" messe in commercio di recente dalla casa magica tedesca ParaLabs, comunque di ottima fattura, non reggono il confronto con le italianissime "Memo Mind Cards": la versatilità di queste ultime non ha paragoni nell'ambito del mercato odierno. In particolare, è evidente che Max ha ragionato mettendo se stesso al centro e cercando di risolvere le proprie necessità artistiche. Il risultato è un mazzo di carte dalle potenzialità in gran parte ancora inesplorate: un booster creativo, che può essere usato durante uno show ma anche come strumento di gioco personale, alla ricerca di nuove applicazioni e di presentazioni originali.


Topolino nel paese dei maghi

di mariano tomatis
pubblicato il 2 dicembre 2011

Sul suo blog personale Massimo Polidoro segnala il ritrovamento di un racconto a fumetti scritto da George Crenshaw e intitolato "Topolino nel paese dei maghi".1

Tutti i dettagli nel post di Massimo, che segnala altre due storie di Crenshaw: "Qui Quo Qua lettori del pensiero" e "Topolino sostituto prestigiatore".

Nell'occasione, segnalo l'antologia di racconti Disney sull'argomento che venne pubblicata nel 2004 in allegato a Tv Sorrisi & Canzoni, intitolata "Paperino e la magia", qui recensita.

_________________

1 "Mickey Mouse in Magic Land", in Italia pubblicata in Almanacco Topolino 15 (marzo 1958).

 


I 60 libri della collezione "Simsalabim" gratuitamente consultabili

di Aurelio Paviato
pubblicato il 5 dicembre 2011

Rafael Benatar mi segnala che, come regalo di Natale per gli appassionati di storia dell'illusionismo, la Fondazione Juan March ha appena reso disponibile sul proprio sito in forma gratuita il proprio fondo storico di illusionismo in formato digitale; la collezione "Simsalabim" è formata da 60 libri datati tra il 1730 ed il 1930 ed è accessibile a questo indirizzo:

http://www.march.es/bibliotecas/ilusionismo/biblioteca-digital-de-ilusionismo.aspx



I primi quarant'anni degli "Amici della magia"

di Franca Cassine
pubblicato il 11 gennaio 2012

Erminio Macario è stato uno dei suoi soci e frequentatori, appassionato di illusionismo era bravissimo a eseguire il numero con gli anelli cinesi. Pure Ezio Greggio ha partecipato alle serate per un paio d’anni e un giovanissimo Arturo Brachetti ha mosso i suoi primi passi su quel palco. Numerosi i personaggi che hanno sfilato nei locali di via Santa Chiara 23 da quel 30 settembre del 1971, data in cui veniva ufficialmente alla luce il Circolo Amici della Magia di Torino (Cadm). L’associazione, che possiede una delle biblioteche sulla magia più importanti al mondo (seconda solo a quella di Londra), ha appena spento le sue prime 40 candeline e per celebrare l’importante traguardo ha organizzato «40° Magic Years», la grande serata che venerdì 13 gennaio alle 21 vedrà alternarsi sul palco del teatro Colosseo i più grandi interpreti della magia sotto l’attenta direzione di Arturo Brachetti che per l’occasione farà gli onori di casa.

«Si tratta - spiega il trasformista - di uno show con artisti provenienti da tutto il mondo. Oltre ad averne curato la regia, vestirò i panni di un insolito presentatore in quella che sarà un’incredibile esibizione con imponenti scenografie e fantastici costumi, pensata per tutti, ma soprattutto per gli adulti che per oltre due ore ritorneranno bambini». Tra i protagonisti Marco Berry che si cimenterà con una delle sue specialità, un numero di evasione; il mitico Silvan che presenterà le sue celebri manipolazioni e Tony Binarelli con alcuni suoi giochi di illusionismo.

A questi mostri sacri si affiancheranno: Paolo Carta, uno dei più eclettici illusionisti specializzato nei giochi con la sabbia; i Lucchettino, il duo comico formato da Tino Fimiani e Luca Regina; l’incredibile mimo Jerome Murat che attualmente è in cartellone con il suo show al Lidò di Parigi; il duo Peter et Sandrine Henry; oltre a Luca Bono, il giovane torinese che nel 2010 a soli 17 anni è diventato il campione italiano di magia. «In "40° Magic Years" - racconta Luca - presento 4 nuovi numeri, di cui uno pensato appositamente per me da Arturo. Si tratta di una scatola magica nella quale verrà sistemata una ragazza che io infilzerò con ben 12 bastoni». Tutti gli artisti presenzieranno a titolo gratuito e il ricavato della serata verrà devoluto alla «Marco Berry Magic for Children», la Onlus che sta costruendo una struttura pediatrica in Somalia.

Insomma le emozioni sono garantite in quella che è una festa dedicata a tutta la città. «Torino - afferma Brachetti - è da sempre la capitale della magia, da quando i Savoia riunivano intorno alla loro corte grandi maghi e illusionisti». Il trasformista, che si è appena candidato come testimonial del Piemonte nel mondo, continua a sognare in grande. «Sto lavorando - svela - per portare a Torino i campionati mondiali di magia che si svolgeranno nel 2015. Saranno le Olimpiadi dell’illusionismo e sarebbe bello riuscire a disputarle da noi».

Intanto prosegue con il progetto di creare all’ombra della Mole il museo della magia. «L’idea va avanti - dice -. Potrebbe essere un’ottima occasione per far parlare della città a livello internazionale, solo che è difficile reperire i fondi. Noi vorremmo fare le cose per bene e c’è già anche l’idea sul luogo dove dovrebbe sorgere: si tratta dell’ex istituto Buon Pastore, situato a due passi da piazza Statuto». Una buona opportunità per trovare così la giusta collocazione al prezioso materiale del Circolo che conta oltre 5 mila volumi, alcuni molto antichi, oltre a un’ampia collezione di oggettistica.

«Di strada - spiega Marco Aimone, presidente del Cadm - in questi quarant’anni ne abbiamo fatto tanta. Attualmente abbiamo 260 soci, dei quali solo una cinquantina eseguono performance di arte magica. Siamo l’unico Circolo al mondo che è proprietario dei locali in cui ha sede. Molti talenti sono passati da noi e da tempo stiamo cercando di farne crescere di nuovi. Una volta al mese organizziamo una scuola di magia per bambini, alla quale prendono parte ogni volta dai 30 ai 35 piccoli a partire dai 6 anni».1

_________________

1 Tratto da La Stampa dell'11 gennaio 2012.