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mercoledì, 22 novembre 2017

Lie to Me: la verità è scritta sulla nostra faccia

di Marco Fida
pubblicato il 8 settembre 2009

"Non siamo maghi, siamo scienziati". È la pura verità: la serie Lie to Me, in onda da ieri sera (7 settembre 2009) su Fox, si basa sulle ricerche del professor Paul Ekman sul riconoscimento delle emozioni attraverso l'analisi delle espressioni facciali. Inizialmente controverso (si riteneva che il linguaggio del corpo fosse determinato soprattutto dalla cultura), Ekman è oggi considerato uno dei cento più importanti psicologi del XX secolo. Già alla seconda stagione negli Usa, la serie ha ricevuto critiche positive ed un buon successo di audience.

Tim Roth interpreta il dottor Cal Lightman (Cal come "calcolatore" e Lightman come "colui che illumina"), uno psicologo esperto di comunicazione non verbale e ideatore di un affidabile sistema di decodifica delle emozioni. Ligthman ha fondato un team di consulenti, il Lightman Goup, che collabora con la polizia, le agenzie federali ed il governo degli Stati Uniti. Grazie alle sue conoscenze e all'osservazione allenata, Lightman riconosce al volo le emozioni e le menzogne dei sospetti e fa emergere la verità attraverso precise domande e calcolate provocazioni. Lo affiancano nelle indagini la collega Gillian Foster, il giovane Eli Loker ed una ex agente di polizia, Rya Torres, dotata di talento naturale nello scoprire i bugiardi.

Ritmo serrato, dialoghi incisivi e umorismo dry («Agente Torres, lei ha una competenza specifica in fatto di menzogne», «Direi di sì, sono uscita con molti uomini...») fanno da condimento a intrecci che riservano più di un colpo di scena. Nella sola prima puntata, il team di Lightman sventa un attentato di matrice razzista, risolve un caso di omicidio e fa luce su uno scandalo che coinvolge un membro del Congresso.

Il tema centrale della lie detection conferisce alla narrazione una certa tensione, perché chiunque entri in scena potrebbe essere colto in flagrante dalle penetranti osservazioni di Lightman e colleghi. Dopo alcune puntate, si diventa più osservatori, in un gioco che coinvolge lo spettatore nel cercare di capire chi sta mentendo da un sorriso, uno sguardo, un sottinteso (ben trovata l'idea di utilizzare il viso di personaggi come Bill Clinton, Richard Nixon o Mike Tyson sorpresi nell'atto di mentire o provare imbarazzo).

Se è vero che "la verità è scritta sulla nostra faccia", Tim Roth, disincantato e dai modi spicci, è perfetto nel ruolo del Dr. Lightman, un individuo che legge i rapporti umani, anche quelli familiari, attraverso la sua conoscenza dei lati nascosti e oscuri delle persone. Anche Lightman, però, ha le sue contraddizioni: non si limita a scoprire le menzogne altrui, ma mente e inganna ogni volta che lo ritiene necessario ai suoi scopi. Le sorprese dunque non mancheranno, potete credermi.

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