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sabato, 18 novembre 2017

Esce al cinema "Houdini, l'ultimo mago"

di mariano tomatis
pubblicato il 25 aprile 2009

Edimburgo 1926. Harry Houdini (interpretato da Guy Pearce) presenta il suo spettacolo di evasione e sfida i medium locali a metterlo in contatto con la madre defunta.

I diecimila dollari in palio fanno gola ad un'affascinante mentalista scozzese, Mary MacGarvie (la bella Catherine Zeta-Jones), che per vivere si esibisce insieme alla figlia undicenne Benji, complice dei suoi trucchi più ingegnosi. La sfida di Houdini è precisa: il medium dovrà indovinare le parole pronunciate da sua madre in punto di morte. Pur di guadagnare la grossa cifra, la signora MacGarvie ricorrerà alle astuzie più sottili, ma dovrà fare i conti con il fascino del mago ungherese...

Diretto da una donna, l'australiana Gillian Armstrong, il film è un'elaborato "What if...?" incentrato sulla figura del grande illusionista, vagamente ispirato alla controversa e piccante relazione tra Houdini e la medium Margery, cui accennano molte sue biografie. La regista non si preoccupa di raccontare la vita del prestigiatore, quanto più di coglierne alcuni aspetti legati al suo rapporto con il femminile: la madre scomparsa, con la quale mantiene un rapporto morboso e a tratti feticistico, la moglie assente, cui nel film non dedica mai alcun pensiero, l'affascinante mentalista, con cui instaura un rapporto in cui trucco e inganno sono ingredienti fondamentali.

E' certamente l'Houdini più crudo che si sia visto al cinema: il suo linguaggio è duro e scurrile, i modi rudi e sbrigativi. I dettagli biografici sono affidati ai dialoghi, e nelle scene in cui il mago è ritratto mentre presenta i suoi stunt, è molto ben ritratto l'entusiasmo popolare e l'enorme successo di pubblico. Alcuni sono inediti cinematograficamente: la sua abilità di resistere ai pugni più violenti, la passione un po' macabra per i cimiteri e le tombe, ma soprattutto la morte causata dal colpo allo stomaco sferrato da un giovane.

La trama, dapprima incentrata sulle figure dei due protagonisti (e purtroppo per lo spettatore, un po' lenta), si stringe sulla storia d'amore, senza però scadere nel tono melenso da soap opera: la figura della signora MacGarvie è tutt'altro che lineare, alla sua bellezza fanno da contraltare la malizia dei mentalisti e un atteggiamento ambiguamente calcolatore. L'evoluzione del rapporto tra i due protagonisti non è banale, e verso la fine del racconto, emerge dallo sfondo l'interrogativo filosofico introdotto dal teaser: "La realtà è solo un'illusione".

Riuscirà davvero la medium a leggere all'interno della busta nascosta da Houdini in una cassaforte? Farlo utilizzando un trucco, distruggerà la fiducia del mago, o piuttosto ne conquisterà ancora di più l'anima? La risposta della regista contiene una certa dose di provocazione: a volte inganno e illusione diventano realtà, e possono "curare" trascendendo la loro natura mendace. Come sanno gli sciamani di ogni epoca.

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