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domenica, 16 dicembre 2018

Dove si può davvero incontrare il Diavolo a Torino

di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
pubblicato il 17 giugno 2009

Uno non chiederebbe che di poterci credere, a questa presenza del Diavolo a Torino. Sarebbe un privilegio vertiginoso, tale da far delirare d'invidia il resto d'Italia. Ma come, hanno già l'Avvocato, adesso anche il Diavolo?

Sarebbe del resto nello stile della città, un tocco della sua tradizionale ambivalenza: grande industria e supremi cioccolatini artigianali; castello del Valentino vero e castello del Valentino falso; culto della Santa Sindone e culto di Lucifero. Le voci sono a buon punto, insistono, corrono il mondo, accade sempre più spesso di incontrare stranieri che si informano impressionati: «Ah, Torino, la città magica, ma allora è vera questa storia dei riti satanici, delle congreghe sacrileghe, delle evocazioni abominevoli?»

E forte è talvolta la tentazione di rispondere con quella evasività ammiccante che tanto seduce l'avido ascoltatore. «Eh, cara signora, gentile amico, noi non vogliamo sbilanciarci, ma certo che se anche il Papa si è preso la pena di accennare al fenomeno qualcosa deve pur esserci». Dire e non dire, lasciar intendere, alludere con leggerezza, sorridere tenebrosamente; quale miglior modo per rendere più fascinosa la città in cui viviamo e dunque anche noi stessi? Un vago odorino di zolfo ci sembra che non guasterebbe, attorno ai nostri nomi.

Ma queste vanità finiscono sempre per fermarsi davanti alla miseria dei fatti. I quali in primo luogo ci ricordano che noi, in tanti anni, non solo non abbiamo mai assistito coi nostri occhi a una Messa nera torinese ma neppure abbiamo mai conosciuto qualcuno che conoscesse qualcuno che aveva assistito coi propri occhi a una Messa nera torinese. Bravi, e con ciò? Tali empie cerimonie si svolgono in gran segreto, nel cuore della notte, per una ristretta cerchia di iniziati.

Sarà, ma a noi riesce difficile rappresentarcele plausibilmente. Dove si compirebbero, tanto per cominciare, le nefandezze in questione? In un appartamento di via Cibrario fra divanetti Aiazzone e cristalleria Standa? In un garage di corso Casale fra motorini di figli e gommoni estivi sgonfiati? E non appena uno prova a figurarsi la fila degli adepti che si intrufola nel Tempio del Male al quarto piano (citofonare Travetti), e i profumi d'Oriente frammisti a quelli di cucina, e l'infame altare ricavato da un vecchio tavolo da ping-pong, e il ragioniere, il geometra, il barista che infilano le nere cappe sopra le bretelle, e tota Pettenero, della Toro Ass., che si spoglia nuda sul tappeto sardo, e l'architetto Bottasso che traccia il cerchio magico col pennarello, e la litania di arcaiche parole esoteriche che si leva con forte cadenza piemontese... Be', sappiamo che quando si tratta di acquisire delle anime nessuno guarda per il sottile, né in Alto né in Basso. Ma in un ambiente simile l'apparizione folgorante e terribile dell'Angelo delle Tenebre, del Signore delle Mosche, a noi parrebbe, Dio ci perdoni, più che inverosimile, indecorosa1.

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1 Tratto da "Stanotte Messa nera dal ragioniere", La Stampa. Ringrazio Andrea Ferrero per la segnalazione.

 

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