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sabato, 25 febbraio 2017

Bartolomeo Bosco esimio prestigiatore

di Salvatore Costanzo
pubblicato il 8 aprile 2013

Dopo uno spettacolo a Palermo, presso il Real Teatro di Santa Cecilia, Bartolomeo Bosco si guadagnò un’entusiasta recensione1 da parte di Salvatore Costanzo, che scriveva sulla dotta rivista Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia. Pubblicato nel gennaio 1839, l’articolo racconta alcuni degli effetti magici del noto illusionista, tra cui un numero di mentalismo:

[Bosco] indovinò l’altrui pensiero in un gioco di carte, scrivendo pria di eseguirlo, a qual punto contandole, il tale o tal altro avrebbegli ordinato di fermarsi, in effetti cominciando a contar le carte ad una ad una, gli venne imposto di arrestarsi alla diecesettesima, e consultando lo scritto si trovò notato quanto già era avvenuto.

Qui di seguito l’intero articolo di Salvatore Costanzo.

Bartolomeo Bosco si attira la comune ammirazione, non per la copia de giuochi che ad ognora inventa, non pel numero delle macchine che mirabilmente maneggia, non per la leggiadria come esegue le sue operazioni, non per gli spiritosi motti ch’ei dice, non pel bizzarro linguaggio, mischiato d’italico e francese ch’ei usa; ma è grande, impareggiabile per la destrezza delle sue mani con le quali fa sparire ogni oggetto basta che il voglia. Bosco esegue i suoi giochi senza alcuna preparazione, ed a braccia ignude, acciocché non si creda che larghe maniche od altro possano in parte nascondere il magistero delle sue ludificazioni. La sveltezza delle sue mani dà a divedere fino a che possa giugnere l’alto potere della natura, e dell’arte nella perfezione degli organi di un uomo; e Bosco per ciò verrà citato qual esempio di somma rarità a simiglianza della Catalani per l’organo della voce, di Gaspare lo Cascio che sordo comprendeva ogni discorso pel solo movimento delle labbra, di Paolo Granata che con la lingua imitava ogni sorta di canto di uccelli, e di quel monaco, che moveva il suo naso a capriccio ora in su ora in giù ora a manca, ora a dritta. I vecchi romanzieri de’ tempi di mezzo, sendo allora di moda i maghi, gli stregoni, le fate avrebbero per fermo fatto di Bosco un grande incantatore simile a quei tanti che leggiamo nelle novelle di mille ed una notte, parto della infocata fantasia degli Arabo-ispani, che nel nono secolo le composero, o pure un esacrando mago che evocava le ombre de’ morti e i demoni con tutte quelle scellerate e bestiali cerimonie, che ci vennero descritte da Cornelio Agrippa: ed avrebbero i suoi giochi celebrati come cosa diabolica, pari ai prodigi del gran mago Merlino, che riempì il mondo di superstiziosa fama. Ma in questo secolo di lumi riveriamo il nostro prestigiatore soltanto come un ingegno singolare ed i suoi prodigi servono mai sempre a confermarci la maraviglia che svegliano le sue magistrali operazioni. — I Pinetti, i de Rossi, i Turendot, i Filadelfia, i Comus, gli Olivier, i Comte e tutti i più rinomati giocolatori di cui si conserva ancor bella la memoria stanno le centinaia di miglia sotto del Turinese Bosco, e noi altra fiata tesseremo una completa storia di tutte le più curiose avventure, e de’ più stupendi fatti di quest’uomo estraordinario, essendo attualmente in sul raccogliere quelle importanti notizie, che meglio lo riguardano; e quest’altro lavoro che dovrà per certo non riuscir discaro ai più, verrà fra non guari inserito queste stesse Effemeridi. De’ giochi di Bosco direm poco, chè abbastanza ne dissero i più accreditati fogli di Europa, chiamandolo esimio prestigiatore, genio peregrino2 però renderemo conto soltanto di quelli che eseguì nel nostro teatro S. Cecilia poche sere fa, ed or volge un anno nel r. Teatro Carolino, i quali comechè in parte ebbero buon risultamento per la perfezione delle macchine da Bosco adoperate, non avrebbero potuto venire leggiadramente eseguiti, nè avrebbero potuto mantenere un’intera illusione tra gli astanti senza la destrezza delle mani del nostro prestigiatore. — Ei prese colombe, e dopo averle fatte sceme del capo le situò in un cassettino aperto, e poscia ad un colpo di pistola le fe’ da quello riapparire vive. — Raccolse un numero di orologi fattisi dae da persone che si stavano in platea, e tutti fracassatili a bella posta, così rotti e contusi, mostrandoli pria agli spettatori, ad un secondo colpo di pistola belli ed interi fè ritrovarli. — Chiese dell’acqua in un boccale, e dopo essersi con quella le mani, infingendo di volerla versare per terra, la vide tramutata in ispicciolati fiori, che tutta la platea inondarono. — Dimandò una scatola, che fé subitamente sparire, e poi facendo le viste di cercare dove la si fosse fè rinvenirla nelle tasche di colui che gliela avea data. — Diè un pugno di monete ad uno degli spettatori, e dopo averle tutte contate, confortandolo a serrarsele in una delle mani, ad un sol cenno le fè crescere o diminuire secondoché mostronne miglior talento chi possedeale. — Indovinò l’altrui pensiero in un gioco di carte, scrivendo pria di eseguirlo, a qual punto contandole, il tale o tal altro avrebbegli ordinato di fermarsi, in effetti cominciando a contar le carte ad una ad una, gli venne imposto di arrestarsi alla diecesettesima, e consultando lo scritto si trovò notato quanto già era avvenuto. — Ma diciamo finalmente alcun che del più sorprendente de’ giochi di Bosco, di quello cioè in cui egli alla svelata mostra tutto il suo immenso valore, la inarrivabile destrezza delle sue mani, la franchezza del suo operare senza ajuto di macchine, senza alcuna preparazione diciamo in somma del gioco delle palle ch’egli fa. In questo si dà Bosco a conoscere superiore di se medesimo. Il gioco di fare sparir le palle, di farle poscia trovare sotto un bicchiere, o sotto un bussolotto è antico, e si è fatto da tutti i giocolatori, ma tenendo essi un sacco legato al cinto e larghissime e lunghe maniche per potere in parte occultare le loro magagne, ma Bosco diversamente praticando di chi il precesse nel medesimo arringo meglio degli altri gioca, anzi miracolosamente gioca. Laonde la sua stupenda abilità gli ha procacciato a buon diritto smisurata fama, ed onori per tutta Europa: i più potenti monarchi a buon diritto gli hanno accordato diplomi e decorazioni; ed i cittadini di Amburgo vollero anche crearlo Cavaliere. A tanti meritati plausi, a tante belle corone, non possiamo aggiugnere che caldi voti acciocché Bosco prestamente non ci lasci, ed acciocché faccia meglio conoscere a quei di oltremonti, che gli abitanti della bella penisola eccelsero non solo nelle scienze, nelle lettere nelle arti, ma sibbene in ogni sorta di cose peregrine, e che però agli Italiani non mancò mai l’intelletto, mai il potere, mai l’ardire, ma solo la buona fortuna.3

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1 Salvatore Costanzo, "Bartolomeo Bosco esimio prestigiatore" in Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, Tom. XXIV, Anno VIII, Gennaio/Marzo 1839, Tipografia di Filippo Solli, Palermo, pp. 58-61.

2 Vedi Gazette de France; gazzetta di Malta, le Courier des Dames.

3 Nel Siciliano giornale di scienze, lettere ed arti furono scritti vari articoli per B. Bosco dai sigg. Costanzo Minolfi e Falconieri, quando il Bosco approdò per la prima volta in Sicilia, or volge meglio di un anno — vedi Siciliano num.° 5. 6. 9.

 

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