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domenica, 25 giugno 2017

Don Bosco, Magus e la Gospel Magic

di Michel Seldow
pubblicato il 31 gennaio 2010

Come tutte le varie categorie di lavoratori, anche gli illusionisti vogliono avere il «loro» Santo Patrono, al pari degli artiglieri, dei falegnami, delle sartine e degli automobilisti. A vero dire passarono secoli prima che lo avessero, ma oggi questa spiacevole mancanza è felicemente superata.1

Il Santo Patrono degli illusionisti si chiama San Giovanni Bosco.

Nato il 16 agosto 1815 nella Cascina dei Becchi, presso Torino, questo originale personaggio era figlio di umili operai molto religiosi, molto patriottici e molto poveri. Aveva soltanto due anni quando suo padre morì e sua madre, «Mamma Margherita», si trovò sola con tre bambini, in una profonda miseria.

A causa di questa infelice situazione familiare, il piccolo Giovanni fu costretto fin dalla prima infanzia a svolgere qualche lavoretto, andando, fra l'altro, a raccogliere legna secca nel bosco, ciò che è molto meno piacevole di quanto possa sembrare dalla lettura dei racconti di fate.

Egli fu di volta in volta pastore, apprendista, saltimbanco. Contemporaneamente, non appena gli era possibile, occupava nello studio il suo scarso tempo libero. A vent'anni entrò in seminario e il 5 giugno 1841 fu ordinato sacerdote. Da allora si distinse per il suo grande amore verso la gioventù povera. Creò doposcuola, scuole elementari, e fece costruire anche delle basiliche. Fondò due Congregazioni nonchè un Ordine Terziario, «I Cooperatori Salesiani», che conta oggi più di 500.000 aderenti.

Morì, completamente esausto di forze, il 31 gennaio 1888 all'età di 72 anni.

I «Figli di Don Bosco» sono attualmente 20.000, ripartiti in 800 case sparse in tutto il mondo.

Giovanni Bosco fu canonizzato da Pio XI il l° aprile 1934.

Ordunque questo sant'uomo, se consacrò la vita alla religione ed alla carità, trovò pure il modo di dedicarsi a tempo perso, e con molta bravura, all'esercizio dell'illusionismo. Fin dalla più tenera età utilizzava le qualità davvero straordinarie di prestigiatore per divertire i monelli del villaggio, chiedendo in cambio... delle preghiere.

All'età di 10 anni, secondo Padre Auffray, egli «moltiplicava per dieci una dozzina d'uova, cambiava l'acqua in vino, strozzava un pollo e poi lo resuscitava, estraeva monete da 100 soldi dal naso degli spettatori...» e mille altri giochi ancora.

Padre Auffray, le cui opere su San Giovanni Bosco fanno testo, ha impostato uno dei suoi lavori («Un Santo attraversò la Francia»2) sul viaggio che quest'uomo straordinario fece a Parigi, dove trascorse due mesi nel 1883. Don Bosco, sebbene fosse vecchio e all'apogeo della sua gloria, non aveva minimamente perso la sua abilità di prestigiatore.

Così una sera, trovandosi da amici che lo avevano invitato, fu pregato di dar prova della sua bravura. Egli aderì e subito chiese a uno dei presenti di prestargli il suo orologio.

«L'invitato - racconta Padre Auffray - acconsentì e mise due dita nel taschino per estrarne l'orologio, ma con grande stupore lo trovò vuoto. L'orologio era stato pizzicato dalla mano maestra di un asso del borseggio.

- Oh!, questo è strano - disse - ma se lo avevo cinque minuti fa!

- E' forse questo il gioiello che cercate? - disse allora Don Bosco, aprendo la mano in cui brillava un magnifico cronometro.

- Proprio così, proprio così!... è il mio orologio! - e così dicendo il proprietario allungava la mano per rientrare in possesso del suo orologio. Ma il Santo richiuse la mano e si ritrasse dicendo: - Ve lo renderò solamente se mi darete il suo controvalore. Sarà questo il prezzo della mia piccola esibizione.

Il proprietario cedette di buon grado e tolse dal portafogli un biglietto da 500 franchi.»

In gloria di San Giovanni Bosco esiste a Parigi, al numero 75 di Via Alexandre Dumas, una chiesa che fu inaugurata al culto nel 1937.

«Magus», missionario e illusionista

Un fatto certo è che gli illusionisti, non contenti di poter onorare finalmente il loro patrono, contano anche nelle loro file un eminente ecclesiastico, la cui carriera fu assai influenzata dalla sua passione per la prestidigitazione. Gli amatori di magia ne conoscono bene lo pseudonimo: «Magus», e almeno i titoli di alcune sue opere, quali Magia bianca in famiglia (1894) e Il Mago dilettante (1897).

Magus altri non era che il missionario apostolico Monsignor Baret, grande appassionato di illusionismo e notevole bibliofilo di questa materia.

Nacque il 9 gennaio 1862 a Mulhouse e morì dopo grandi tribolazioni a Nizza il 14 ottobre 1940. Nel Bollettino dei Maghi Bibliofili, André Delcassan, più conosciuto dagli illusionisti sotto il nome di Sanas, così descrisse la vita di Magus: «...incaricato spesso di assolvere missioni diplomatiche, rese alla Francia eminenti servizi... era sempre un fervente appassionato di prestidigitazione... non bisogna meravigliarsi di questo imprevedibile hobby dato che gli servì molto nello svolgimento della sua opera. Egli apparteneva a quella categoria di persone che giudicano buono ogni mezzo, quando si tratta di far beneficiare i popoli primitivi della civiltà e del progresso. Si può dunque facilmente immaginare il fascino di seduzione che ammantava la sua opera di propaganda, quando egli metteva al servizio della sua parola il divertimento di un gioco di destrezza davanti al quale quei grandi ragazzi neri sgranavano tanto d'occhi. Il nostro missionario non avrebbe forse trovato un'accoglienza tanto amichevole se non avesse intuito che per farsi ascoltare occorre talvolta dare spettacoli divertenti, anche se profani. E poi, non era forse suo compito distruggere quell'atmosfera di misticismo di cui si circondavano gli stregoni del villaggio? Tuttavia, anche nello svolgimento di questa missione Monsignor Baret non doveva incontrare tutta la comprensione e l'assistenza desiderabili. Tenuto in sospetto dalle onnipossenti sinarchie i cui membri avevano spesso fallito là dove egli riusciva e guardato anche di cattivo occhio da quelle stesse persone che invece avrebbero ben dovuto capirlo ed aiutarlo, Monsignor Baret non tardò - proprio su segnalazione di questi ultimi - ad essere disapprovato dal Papa in persona. Quest'uomo venerabile, respinto dai suoi pari, gettato in disparte da quella comunità cristiana che egli indirettamente aveva tanto arricchita, si vide ben presto ridotto in una situazione assai prossima alla miseria, essendogli stato tolto ogni appannaggio. Ricevuto, dopo tante difficoltà, dal Sommo Pontefice e incapace di temperare il suo pensiero sotto un linguaggio moderato, ad un tratto esclamò che "dopo essersi spogliato di tutto il suo denaro per aiutare i suoi simili, questa decisione lo costringeva, alla sua tarda età, a tirare il diavolo per la coda per poter continuare a vivere". Quest'espressione fece scandalo. Senza dubbio il Santo Padre non ne comprese il significato, ma è certo che la chiamata del diavolo, collegata per di più a un organo così definito dall'Ecclesiaste nei suoi anatemi... In cauda venenum, dovette suscitare, come già detto, un'enorme e deplorevole sensazione. Il buon prelato lasciò il Vaticano senza speranza di perdono. Costretto a sollecitare dai poteri laici l'indispensabile sussidio per la vita, Monsignor Baret seppe comunque affrontare con coraggio l'arduo cammino della povertà materiale.»

Prediche e illusionismo

La Chiesa cattolica diede dunque all'illusionismo due personaggi famosi: San Giovanni Bosco e Magus, l'uno beato e l'altro infelice, ma tutti e due ugualmente gloriosi. Si è pure sostenuto - e noi troviamo quest'affermazione in una conferenza nonché in taluni scritti del Dott. Dhotel - che anche San Francesco d'Assisi non aveva esitato a far uso della prestidigitazione nella propagazione della fede, raccomandando ai confratelli del suo Ordine di attirare le folle con qualche gioco di prestigio prima di incominciare la predica... ma in questo caso bisogna ammettere che si tratta di una leggenda assolutamente priva di fondamento. Peccato, d'altronde, perché si immaginerebbe volentieri San Francesco nell'atto di far scomparire poeticamente gli uccellini... Disgraziatamente nessun documento o altro permettono di supporre un solo istante che il sant'uomo di Assisi abbia mai praticato la magia, sia pure la più evangelica...

Comunque sia, l'idea non doveva poi essere tanto cattiva, visto che è stata ripresa in seguito, con spirito eminentemente pratico, da altri predicatori.

In questi ultimi anni, effettivamente, si è potuto leggere nella stampa americana alcuni articoli dedicati ai pastori di certe chiese presbiteriane degli Stati Uniti, i quali intervallano con giochi di prestigio la spiegazione dei passaggi della Bibbia. Questi pastori-prestigiatori pensano in tal modo di colpire l'immaginazione dei fedeli molto più efficacemente che con le semplici parole. Uno di essi, ad esempio, utilizza dadi truccati per definire il ruolo del peccato: per mezzo di un abile gioco, il dado-Uomo e il dado-Dio si trovano improvvisamente separati dall'inattesa apparizione del dado-Peccato.

Come si vede, possono esistere degli stretti rapporti fra l'illusionismo e la religione.3

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1 La notizia è scorretta: San Giovanni Bosco non è mai stato eletto Patrono degli illusionisti; anche se la tradizione indica in Don Bosco il Santo Patrono di prestigiatori e giocolieri, non risulta al riguardo alcuna dichiarazione ufficiale da parte dei competenti Organi Religiosi. Per questo motivo il 30 gennaio 2002 don Silvio Mantelli ne ha fatto specifica richiesta a papa Giovanni Paolo II.

2 A. Auffray, Un saint traversa la France, E. Vitte, 1939

3 Michel Seldow, "Religione e prestidigitazione. San Giovanni Bosco, patrono degli illusionisti", in Die Kunst, Frauen zu zersägen: Große Zauberer und ihre, Lübbe Verlag, 1964 (trad.it. Segreti e trucchi del prestigiatore, Bietti, 1968, pp.21-26.)

 

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