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mercoledì, 23 agosto 2017

I prestigiatori secondo Plutarco

di mariano tomatis
pubblicato il 13 febbraio 2009

Gianni Pasqua segnala un brano del filosofo greco Plutarco (~46-127) tratto dal suo Vite parallele: nel capitolo dedicato a Agide e Cleomene, ambientato a Sparta, l'autore fa riferimento all'esercito spartano descrivendone la proverbiale rigidità di costumi; quando una compagnia circense nemica si installò a Sparta, gli abitanti della città assistettero allo spettacolo più per mostrare i muscoli che per vero interesse.

Scrive Plutarco:

Infine una compagnia di artisti di Bacco, che - partita da Messene - stava attraversando la regione, montò un teatro in territorio nemico e mise in palio quaranta mine. [Gli spartani] trascorsero dunque un'intera giornata a vedere lo spettacolo, ma non per vero interesse, quanto più per insultare i nemici e mostrare loro disprezzo, sfoggiando la più assoluta certezza di sconfiggerli; infatti, tra tutti gli eserciti dei greci e dei re, quello spartano era l'unico a non avere con sé nè mimi, nè prestigiatori, nè saltimbanchi, nè suonatori, tenendosi lontano da qualsiasi dissolutezza, insolenza o solenne festeggiamento1.

Il libro di Plutarco, nell'edizione tradotta in italiano da Girolamo Pompei e pubblicata nel 1812, è disponibile integralmente su Google Books. Qui il brano nella traduzione in italiano antico di Pompei:


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1 Traduzione mia

 

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Praestigiator è curato da Mariano Tomatis