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sabato, 25 marzo 2017

Secondo gli archeologi, Gesù era un mago

di mariano tomatis
pubblicato il 21 ottobre 2008

Le tesi di Morton Smith confermate da un ritrovamento archeologico?

Un team di archeologi guidato da Franck Goddio ha annunciato il ritrovamento di una coppa (databile tra la fine del II sec. a.C. e l'inizio del I sec. d.C.) che riporterebbe in una incisione il riferimento a Gesù Cristo più antico che si conosca.

Se il "Cristo" cui fa riferimento è il Gesù dei Vangeli, ci si troverebbe di fronte ad una delle scoperte più interessanti del secolo.

L'incisione, in greco, recita precisamente: "DIA CHRSTOU O GOISTAIS", tradotto da Andre Bernand con le parole "per Cristo, il mago". La coppa sarebbe stata ritrovata nei pressi delle rovine del porto di Alessandria d'Egitto.

L'egittologo David Fabre ritiene che l'oggetto potrebbe essere stato utilizzato da un mago egizio nel corso di rituali di previsioni del futuro, e l'iscrizione potrebbe essere un'invocazione a Cristo. Il rituale era già noto nella Mesopotamia del III sec. a.C.: il veggente interpretava i presagi "leggendo" la forma delle gocce d'olio che restavano in superficie all'interno di una coppa piena d'acqua.

Secondo Goddio, ad Alessandria d'Egitto si era a conoscenza dell'esistenza del profeta Gesù Cristo e dei suoi miracoli. Per questo motivo, Cristo era invocato dai maghi proprio con l'appellativo di "mago".

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