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domenica, 16 dicembre 2018

Ritrovare una carta

di Daniel Kehlmann
pubblicato il 20 novembre 2007

Supponiamo che faccia estrarre una carta a qualcuno. Deve guardarla, tenerla in mente, riporla nel mazzo e mischiare. Poi prendere un'altra carta e poggiarla sul tavolino. Deve dire ad alta voce, scandendo le lettere, la carta che aveva in mente e girare quella che ha davanti. È la stessa.

Fin qui niente di speciale, un trucco semplice. Cos'è successo? Qualcuno ha scelto una carta, l'ha abbandonata, lasciandola tornare nel suo mazzo, non può più ritrovarla. Poi ne prende un'altra, una qualsiasi, estratta dalla massa anonima e, con stupore, ritrova la sua carta, quella di prima. Questo evento è contrario a ogni probabilità, è illogico. Tuttavia, da un certo punto di vista non è assolutamente illuminante e giusto che sia esattamente la stessa carta? Non è addirittura più ragionevole così...?

Tutto il mondo visibile nella sua molteplicità e voracità, con il suo smisurato inventario di persone, animali, cani, assicuratori, coccodrilli, fiori, oceani, soli, pianeti e galassie, si basa su un intreccio di numeri. La somma degli angoli di un triangolo è uguale a due angoli retti; una frase è vera o lo è il suo contrario, non c'è una terza alternativa; un corpo resta nel suo stato finché nessuna forza agisce su di esso. Tutto ciò corrisponde a verità sia sui sabbiosi fondali marini sotto i pesci con gli occhi spalancati, sia tra le piante rampicanti a foglie rosse della Foresta vergine, sia tra le stelle che si spengono senza motivo e senza che nessuno venga a sapere della loro esistenza. Uno spirito spietatamente lucido impone le sue leggi a tutte le cose.

Sì, ma che significa il ritorno della carta? Che significa la magia? Significa solo che lo spirito può ordinare alla materia come comportarsi, e la materia è obbligata a sottostare ai dettami dello spirito. Quel che di primo acchito sembra irrazionale, in realtà, è un'epifania della ragione. Quel che si presenta come la negazione di ogni legge di natura, in effetti, è il suo radioso affrancamento dal groviglio del caso. Il mondo invisibile delle forme e il mondo troppo visibile dell'informe si fondono per un istante, quasi irreale. L'infinito potere dello spirito si mostra per un istante in modo sincero. E con esso, il dato di fatto che nulla nel mondo ha la forza di opporsi al suo innato dovere matematico.1

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1 Tratto da Daniel Kehlmann, E' tutta una finzione, Feltrinelli, 2007

 

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