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giovedì, 21 settembre 2017

Il gioco delle perle di vetro

di Mariano Tomatis
pubblicato il 25 ottobre 2016

Il gioco delle perle di vetro racconta le vicende di alcuni monaci, i magistri ludi, impegnati in tale attività ricreativa e intellettuale. Ogni «mossa» consiste nell'individuare e descrivere relazioni tra soggetti lontani fra loro, come un'opera d'arte e un'equazione, o una sinfonia e un principio fisico. Nel romanzo, lo svolgersi della partita porta alla definizione di una conoscenza sempre più ricca e multidisciplinare. Durante una performance, un percorso narrativo del genere offre al pubblico intriganti stimoli speculativi.

In Italia, il magister ludi per eccellenza è Ferdinando Buscema. Le sue esibizioni non si limitano a mettere in atto cose

impossibili: ognuna evoca l'esistenza di uno spettro di possibilità più ampio di quanto gli spettatori siano in grado di percepire. Costretto a mettere in discussione il mondo così come lo vedeva, chi assiste è sedotto dalle realtà alternative, insieme meravigliose e verosimili. La razionalità animista di Buscema emerge all'incrocio tra gli studi di ingegneria e l'interesse per le tradizioni ermetiche e la psicologia transpersonale. Come nel romanzo di Hesse, ognuna delle sue performance accosta tematiche lontane e ricche di fascino: i presupposti della teoria del caos diventano accessibili attraverso un mazzo di carte; una canzone dei Beatles si trasforma in un mantra in grado di produrre effetti psicocinetici; «l'ordine implicito» del fisico Bohm, secondo cui tutto è connesso, viene evocato da un semplice filo di cotone; un book test su un libro di Bill Hicks è un'occasione per riflettere sulle magie del linguaggio.

Dopo uno show di Buscema al Magic Castle di Hollywood, l'esperta di tradizioni ermetiche Maja d'Aoust ha descritto il suo stile in termini addirittura spirituali, definendolo «un soffio di meraviglia nell'anima».

çMariano Tomatis, Te lo leggo nella mente, Sperling & Kupfer, Milano 2013, pp. 174-5.

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Praestigiator è curato da Mariano Tomatis