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lunedì, 17 dicembre 2018

Il catalogo e il film di Banksy pubblicati in italiano

di mariano tomatis
pubblicato il 7 dicembre 2011

Additando le malefatte dei potenti, un certo giornalismo controcorrente si lamenta della nostra assuefazione a qualsiasi scandalo; «Ormai non ci stupisce più nulla» è una frase ricorrente. L’idea che lo stupore si associ a una forza propulsiva era già di Fabrice Hadjadj, quando scriveva che

L’uomo prima è meravigliato, poi si muove.

In mancanza di illusionisti sensibili allo slogan "prestigiare per resistere", ci viene in soccorso uno dei più sorprendenti artisti moderni: il writer inglese Banksy. Le sue incursioni negli ambienti urbani offrono motivi di stupore sempre più sottili e sovversivi.


Una parte delle sue opere è raccolta nel catalogo Wall and Piece: pubblicato la prima volta nel 2005, ha superato il milione di copie solo nel Regno Unito, diventando il libro d’arte più venduto di tutti i tempi. Oggi l’editore L’Ippocampo lo propone in traduzione italiana.

L’impresa più grande di Banksy è forse quella legata al mistero della sua identità: nel mondo dell’informazione globale, l’artista di Bristol è riuscito a diventare lo street artist più pagato di tutti i tempi, pur mantenendo un’assoluta segretezza intorno al suo nome e al suo volto.1 Parafrasando Andy Warhol, Banksy ha detto:

Nel futuro ci saranno così tante persone famose che ognuno avrà diritto ai suoi 15 minuti di anonimato.

Nel 2010 ha partecipato al Sundance Film Festival con un documentario intitolato Exit Through The Gift Shop, che Feltrinelli ha recentemente pubblicato in edizione italiana. Attraverso l’obiettivo di un videoamatore francese, Thierry Guetta, Banksy fa emergere la sua idea militante e originale di "democratizzazione dell’arte contemporanea". Si tratta di una pellicola provocatoria e spiazzante, che documenta tra l’altro l’incursione dell’artista inglese al Disney World Resort in Florida (dove riuscì a installare il manichino di un detenuto di Guantanamo accanto a uno dei trenini turistici) e al MOMA di New York (dove invece di rubare un quadro... ne aggiunse uno!). Il documentario stesso è una performance ironica e provocatoria di Banksy, che (di)mostra l’estrema facilità con cui si può creare un artista contemporaneo facendo hacking delle regole del mondo dell’arte: nei panni di un fantomatico "Mr. Brainwash", e con il giusto endorsement di Banksy stesso, Thierry Guetta si trasforma da semplice videoamatore a fenomeno pop.

A proposito di questa parabola, Edoardo Becattini scrive:

L’idea che l’arte sia subordinata al commercio e che ogni museo preveda come ultima sala il suo gift shop, non sono certo considerazioni inedite. Innovativo è però il metodo utilizzato: [...] Banksy riesce nel doppio proposito di rendere la vita di un uomo un’opera d’arte (di arte pop, per la precisione) e di costruire un messaggio ironico e personale sul suo stesso degrado.


Ecco, invece, un assaggio da Wall and Piece:

C’erano una volta un orso e un’ape che vivevano nel bosco ed erano molto amici. Per tutta l’estate l’ape raccolse il nettare dalla mattina alla sera, mentre l’orso se ne stava beato a crogiolarsi nell’erba alta. Quando arrivò l’inverno, l’orso si accorse di non avere nulla da mangiare, e pensò tra sé e sé: «Spero che la piccola ape indaffarata vorrà condividere con me un po’ del suo miele.» Ma non riuscì a trovare in nessun modo l’ape. Che era morta di infarto per lo stress lavorativo.

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1 L’attuale profilo Twitter di Derren Brown è: "Magic man and famous graffiti artist known to millions as ‘Banksy’"

 

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