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mercoledì, 19 dicembre 2018

"Misticismo e psichedelia" (Cathcart & Klein)

di mariano tomatis
pubblicato il 14 aprile 2008

Nel Novecento, un professore di Harvard fece degli esperimenti con le droghe psichedeliche e fu affascinato dalla relatività delle visioni che aveva quando era sotto il loro effetto. No, non stiamo parlando di Timothy Leary. Molto tempo prima di lui ci fu William James.

Quando inalò gas esilarante, James credette di vedere l'unità fondamentale di tutte le cose, ma quando l'effetto della droga scemò, non riuscì a ricordare la sua visione cosmica. Così, si racconta, la volta successiva si legò una penna alla mano e lasciò il suo quaderno delle annotazioni aperto davanti a sé. Sicuro che gli sarebbe venuta qualche idea brillante, questa volta non perse l'occasione e fece in modo di buttarla giù sulla carta. Ore dopo, quando fu di nuovo in uno stato non alterato, lesse le fondamentali riflessioni filosofiche che aveva annotato: «Puzza tutto di petrolio!».

Dapprima fu una delusione, ma il professor James colse subito il significato filosofico di quelle parole. La questione reale, si rese conto, era se: a) le idee che gli sembravano brillanti sotto l'influsso del gas esilarante erano in verità banali; oppure b) la brillantezza dell'affermazione «Puzza tutto di petrolio!» non potesse essere apprezzata appieno, se non sotto l'influsso di gas esilarante.

Nell'analisi di James c'è qualcosa che puzza di barzelletta.1

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1 Thomas Cathcart e Daniel Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, 2007, p.164.

 

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