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sabato, 18 novembre 2017

Mentalismo… di classe!

di Mauro Ballesio
pubblicato il 7 novembre 2012

Usare un principio di mentalismo nella vita quotidiana? Si può! Ecco la storia di un’astuzia messa in atto ai tempi della scuola.

In che modo la Storia dell’Arte Magica è in grado di parlare di noi e del nostro quotidiano? Ecco come un antico brano ha suscitato ricordi di un mio quotidiano passato. È tratto dal Liber XIII di The Discovery Of Witchcraft (1584) di Reginald Scot, pietra miliare della letteratura magica in cui venivano spiegati e demistificati per la prima volta i trucchi usati da streghe e stregoni (ma anche da maghi e giocolieri) per realizzare effetti all’epoca ritenuti diabolici e sovrannaturali:

In questa sede dovrei anche far menzione di particolari frodi usate per le estrazioni a sorte. Ma ritengo di non doverne dare spiegazione per timore che gente disonesta ne possa fare abuso nei paesi del Regno, dove molte decisioni sono prese con tale metodo, e che si può praticare invece onestamente e lecitamente.

Scot in effetti non dava spiegazione alcuna dei metodi a lui noti per truccare i sorteggi utilizzati all’ora come oggi in alcune procedure pubbliche e amministrative. Tuttavia questa lacuna misteriosa della storia mi ha riportato con la memoria tra i banchi delle scuole superiori, quando le interrogazioni venivano decise dalla mano dei Professori guidati a loro volta dal Fato. Alcuni di essi adottavano la vecchia tecnica di estrarre un numero sorte aprendo a caso un libro di testo con cui scegliere dal registro di classe lo sfortunato "volontario". Tuttavia osservando che la Sorte sembrava avere i suoi prediletti ci si rendeva presto conto che questo sistema del "Book Test" non era equo e che gli interrogati finivano per essere sempre più o meno gli stessi studenti.

Qualche professore era invece "un passo avanti" rispetto a questa disdegnata tecnica di sorteggio. Credo che il metodo del nostro pragmatico Professore di Chimica fosse insuperabile per equità e senso pratico. Costui si era procurato un sacchetto per le estrazioni della tombola da cui aveva eliminato i bossoli numerati non necessari e che poi utilizzava per far sorteggiare il numero da uno di noi - in genere era sempre la stesso compagno, seduto in una posizione a lui comoda in prima fila. Questi era l’interrogato designato del lunedì mattina.

La classe si era dunque posta la questione di come trasformare svantaggiose interrogazioni "a sorpresa" (che imponevano a tutti di studiare le impegnative lezioni di Chimica nel fine settimana) in cosiddette "programmate" assai più convenienti per ovvii motivi.

Truccare il sorteggio aveva un esplicito intento fraudolento e come pure Scot ravvisava la soluzione sconfinava in modo arguto e inconsapevole nel campo dell’Illusionismo e dell’Arte Magica, avvalendosi di alcuni dei suoi "Principi" più noti ma non meno ingannevoli, che invece andrebbero usati solo per scopi leciti e onesti - ovvero per diletto e intrattenimento.

Di fatto si trattava di creare un effetto di preveggenza per cui fosse sempre possibile prevedere chi sarebbe stato il prossimo estratto a sorte per l’interrogazione, cosa realizzabile per certo con metodi che Scot poteva avere in mente già quattro secoli prima ma che non aveva rivelato nel suo trattato, del resto a noi studenti del tutto sconosciuto. E ancora oggi non so a chi accreditare l’invenzione dello stratagemma con cui furono truccate le nostre interrogazioni di Chimica dal momento che la tecnica fu il retaggio degli studenti che ci precedettero. Fatto sta che la classe fu complice nel reiterare con successo un vera e propria impresa di magia mentale di cui tutti poterono beneficiare. Fu messo in atto un principio tanto antico e semplice quanto pure ingannevole conosciuto come "One-Ahead" (un passo avanti). Ed ecco come avvenne.

Durante la prima estrazione, non senza una buona dose di rischio e sfacciataggine (aiutata dalla "Misdirection" operata dagli altri compagni), lo studente incaricato del sorteggio prendeva segretamente due numeri, trattenendone segretamente uno per sé e consegnando l’altro al Professore. La prima interrogazione era sacrificale. Ma lo studente indicato dal secondo bossolo segreto (conservato preziosamente fino alla settimana successiva) poteva così "programmare" l’interrogazione sapendo per certo che sarebbe stato "magicamente" sorteggiato la volta dopo. Infatti l’estrazione seguente avveniva in modo simile alla prima ma questa volta il solito incaricato introduceva la mano tenendo nascosto il numero "da forzare", ne prendeva uno nuovo trattenendolo in segreto e consegnava quello vecchio al Professore, che infine interrogava quello studente che senza essere sensitivo già sapeva l’esito del sorteggio; e l’esperimento di pre-veggenza si ripeteva in questo modo di settimana in settimana, coinvolgendo a turno tutti quanti equamente.

Se qualcosa andava storto erano garantite delle "Multiple Outs": ovvero un compagno a turno doveva scegliere - a suo rischio - se studiare o meno, ma comunque era tenuto al sacrificio candidandosi "volontario" se il Professore non avesse malauguratamente seguito la procedura canonica e in modo tale da non dover bruciare l’estrazione "programmata", che veniva quindi rinviata alla volta successiva.

Grazie alla collaborazione di tutti si può dire che fu un numero di mentalismo davvero "di classe". Il ricordo "romantico" di questo episodio goliardico è lo spirito cameratesco che si creò; il fatto di essere stati a lungo compagni di ventura e complici leali di un trucco che funzionava per un vantaggio comune ci aveva uniti tutti contemporaneamente almeno in qualcosa, anche se questo ovviamente non poteva sminuire il fatto che avessimo operato un imbroglio per nulla buono e meritevole di encomio. Reginald Scot - già giudice di pace - avrebbe bonariamente sentenziato, su un reato ormai prescritto dagli anni, che col Diploma avevamo espiato la nostra colpa di studenti, ma forse non quella di "prestigiatori", avendo abusato di trucchi e metodi peculiari dell’Arte Magica esattamente come lui aveva previsto più di quattro secoli fa.

Per la cronaca: il professore di Chimica - che fu comunque un ottimo insegnante - oggi non esercita più. Rivelando il segreto delle nostre estrazioni truccate voglio solo condividerne il godibile ricordo nato così, da un piccolo pezzo di Storia della Magia.

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