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giovedì, 21 settembre 2017

Le "Memo Mind Cards": come osservare "in profondità" un effetto magico

di mariano tomatis
pubblicato il 21 ottobre 2011

Studiare la storia dell'illusionismo è come indossare un paio di occhiali e scoprire che le immagini su uno schermo cinematografico diventano tridimensionali. Visto in questa nuova ottica, ogni effetto magico acquista una profondità che consente di apprezzarne dettagli e aspetti altrimenti invisibili.

Quando impariamo un nuovo gioco di prestigio da un collega, da un DVD didattico o da un video su YouTube, ne percepiamo immediatamente la superficie: l'effetto è questo, il metodo è quest'altro e queste le sue finezze. Se potessimo ruotare intorno al gioco e osservarlo lateralmente, ci accorgeremmo che la sua superficie non è che la proiezione di molteplici piani diversi, ognuno elaborato in maniera a sé stante e in epoche diversissime. Tale composizione potrebbe essere una trascurabile curiosità, se non fosse che ciascun piano - isolato dagli altri - conduce a un effetto diverso dal nostro, a un "antenato" di quello che abbiamo appena imparato. La distanza "spaziale" tra i vari piani rende conto delle diverse epoche in cui ciascun principio è stato elaborato. Ognuna di queste idee è impegnata in un dialogo incessante con quelle che, in ciascun periodo storico, erano considerate i fondamenti dell'atmosfera magica che veniva chiamata "contemporanea".

Supponiamo di imbatterci nella descrizione di un mazzo di carte elaborato da Max Vellucci e chiamato "Memo Mind Cards". La presentazione fornita sul suo sito va dritta al punto:

Si discute spesso se un mentalista debba o meno usare il classico mazzo di carte. Questo oggetto è infatti spesso abbinato al prestigiatore, soprattutto se è lo stesso performer a tirarlo fuori. [...] Le "Memo Mind Cards" nascono quindi con lo scopo di fornire al mentalista un oggetto che non sia presentabile come un classico mazzo di carte, ma che abbia tutte le caratteristiche di questo versatile strumento. [...] Le "Memo Mind Deck" rappresentano quindi per il mentalista professionista una valida alternativa al classico mazzo di carte, troppo spesso associato dallo spettatore alla figura del prestigiatore.

Il mazzo è effettivamente un bell'oggetto. Le carte sono tutte plastificate, e realizzate in maniera professionale. La qualità dei disegni è molto alta: le poche linee con cui i diversi elementi sono raffigurati fanno di ogni carta un elemento iconico essenziale, adattandosi bene a contesti "scientifici" ma anche a situazioni informali, in cui i vari disegni possono essere usati come semplici puntatori verso pensieri più complessi. Il libretto allegato è altrettanto chiaro, e svela al lettore la lunga serie di accorgimenti "tecnici" (ben) nascosti dietro la sua progettazione. Ma tutto ciò è solo la sua superficie.

Com'è possibile "girare intorno" all'effetto per osservarne i diversi piani? La storia della magia ci viene in aiuto.


"Memo Mind Cards" - Vista FRONTALE


"Memo Mind Cards" - Vista LATERALE

Il mazzo di Max Vellucci ha illustri antenati. Il primo libro che descrive un mazzo di carte basato su una determinata sequenza risale al 1593: fu scritto da Horatio Galasso d'Arienzo e si intitolava Giuochi di carte bellissimi di regola e di memoria. Il principio doveva essere già molto noto, e moltissimi libri successivi lo riprenderanno senza modificarlo in modo sostanziale.

La prima, sostanziale evoluzione risale al 1934, quando Theodore Annemann (1907-1942) sostituisce alle normali carte da gioco una serie di carte che riportano semplici simboli e oggetti comuni; adopera il principio per l'effetto "Extra-Sensory Perception", che descrive sulle pagine della sua rivista Jinx:


Theodore Annemann, "Extra-Sensory Perception" in Jinx 8 (1934), p.52.

Al contempo, alla fine del Settecento il fisico francese Edme-Gilles Guyot (1706-1786) pubblica un vasto compendio di giochi di prestigio che propone, tra l'altro, un ingegnoso metodo per ritrovare una carta scelta. L'effetto in questione si intitola "Faire tirer des cartes à plusieurs personnes, qui les mettront elles-mémes dans le jey, et retrouver les cartes qu'elles auront tirées". L'idea viene più volte rielaborata, per renderla sempre più invisibile e versatile. Tra gli altri, William Clarke la descrive nel 1851 nel suo libro The Boy's Own Book in un effetto intitolato "Ups and Downs". Nei primi anni del Novecento iniziano a essere stampati mazzi di carte che mimetizzano il trucco in maniera professionale, e di altri mazzi si scopre che possiedono già questa caratteristica. Nel 1909 è Thomas Nelson Downs (1867-1938) a far notare che il metodo può applicarsi al dorso delle carte in The Art of Magic (pp.169-182). Nel 1935 le potenzialità del metodo vengono fatte esplodere da Ulysses Frederick Grant (1901-1978) in una monografia sull'argomento.

Quando, nel corso del 2010, Max Vellucci elabora le "Memo Mind Cards", è in grado di salire sulle spalle dei giganti che l'hanno preceduto non limitandosi a frullare quanto ha letto qua e là, ma riflettendo - anche con l'aiuto dell'amico Marco Pusterla - sulle possibili integrazioni di ciascuno dei metodi su elencati in un unico oggetto. Oggetto della sua analisi è un mazzo di simboli che deve adempiere a un secondo, fondamentale compito: quello di poter essere maneggiato in modo credibile, e in contesti professionali, da un mentalista contemporaneo.

Il risultato è sorprendente.

Le quaranta carte che compongono il mazzo di Vellucci non sono il classico e improbabile mazzo truccato che si tiene in tasca per presentare uno e un solo effetto magico: viste "lateralmente" si presentano come un affascinante strumento di studio e approfondimento, utile per sessioni analitiche tra mentalisti e ricco di una miriade di sotterfugi matematici e strutturali - nascosti, tra l'altro, in maniera eccellente.


Il libretto di 24 pagine che lo accompagna si limita a scalfire la superficie di ciò che un mazzo del genere consente di fare - e non è un caso se Max annuncia nell'ultima pagina la futura pubblicazione di un trattato più ampio. Se escludiamo le carte da gioco per i motivi ben elencati dall'autore nella sua introduzione, le "Memo Mind Cards" sono uno dei rari gimmick le cui potenzialità trascendono ampiamente l'aspetto con cui si presentano a una prima vista. Sebbene Max scriva che il volumetto allegato contiene "4 incredibili effetti di mentalismo", il mentalista che abbia con sé un mazzo del genere ha al suo arco ben più dei quattro effetti descritti - e l'autore lo sa bene, confessando all'interno che

i principi che contraddistinguono questo prodotto permetteranno al performer non solo di eseguire molti effetti classici del mentalismo con le carte [...] ma anche di forzare ad esempio una specifica immagine per una duplicazione del disegno, sia durante un preshow, che in una performance dal vivo.

Max Vellucci dimostra di conoscere bene l'ambiente e l'estetica dei mentalisti contemporanei, offrendo di realizzare una versione delle carte personalizzata con il proprio logo sul dorso: c'è da prevedere che, tra quelli che acquisteranno la versione base, pochi resisteranno di fronte alla prospettiva di averne un mazzo "brandizzato".

Le "carte simboliche" messe in commercio di recente dalla casa magica tedesca ParaLabs, comunque di ottima fattura, non reggono il confronto con le italianissime "Memo Mind Cards": la versatilità di queste ultime non ha paragoni nell'ambito del mercato odierno. In particolare, è evidente che Max ha ragionato mettendo se stesso al centro e cercando di risolvere le proprie necessità artistiche. Il risultato è un mazzo di carte dalle potenzialità in gran parte ancora inesplorate: un booster creativo, che può essere usato durante uno show ma anche come strumento di gioco personale, alla ricerca di nuove applicazioni e di presentazioni originali.

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