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venerdì, 22 settembre 2017

Recensione dello show Mind Juggler di Francesco Tesei

di mariano tomatis
pubblicato il 24 gennaio 2011

È difficile, oggi, immaginare un pubblico in ovazione per aver assistito a due ore di "esperimenti" psicologici, pur presentati con brio e simpatia. Esibizioni "cerebrali" di questo tipo, si potrebbe pensare, inducono al più ad applausi composti e a cenni di approvazione col capo. Ma quando Francesco Tesei si inchina di fronte alla platea, per salutare gli spettatori alla fine del suo show, i presenti mostrano un entusiasmo fuori dal comune. E basta osservarli, o mescolarsi in mezzo a loro, per capire che il fragore degli applausi rivela molto più di un sincero apprezzamento per il protagonista della serata: l'impressione è quella di un amore appassionato. Colpisce anche l'età media degli spettatori: in sala sono molti i giovani e i giovanissimi, la cui serata in teatro si colloca cronologicamente tra l'aperitivo e la discoteca; gli stessi che, di solito, sono associati a una generale apatia nei confronti di tutto ciò che non superi i 100 decibel o non offra un invitante stacco di coscia.

Tanta attivazione emotiva merita qualche riflessione. Qual è il segreto del più grande giocoliere della mente d'Italia?

Francesco fa sua la lezione dei migliori motivatori. Seppure lo spettacolo sia soprattutto una celebrazione delle sue straordinarie capacità, in apertura il mentalista punta il riflettore verso il pubblico con una lusinghiera frase di Milton Erickson: "Ognuno di noi è molto più di ciò che pensa di essere, e sa molto più di ciò che pensa di sapere." Difficile non venirne catturati. Chi non vorrebbe sentirsi dire che, in ciascuno, esiste un potenziale nascosto e inespresso?

Lo show non è che la potente (e apparente) dimostrazione di questo assunto: Francesco dichiara sin dall'inizio che non c'è nulla di paranormale in quello che fa, e attribuisce le sue performance a una spiccata sensibilità - forse addirittura alla portata di tutti, con un opportuno impegno. In centoventi minuti, rivela informazioni inaccessibili, legge nel pensiero, individua gli indizi che svelano verità e menzogna, precede gli spettatori nel creare catene logiche apparentemente imprevedibili. Nel corso dello spettacolo, un passo alla volta, il Mind Juggler diventa agli occhi del pubblico il simbolo delle ericksoniane capacità inespresse. Finché il transfert si compie, e molti spettatori si scoprono a tifare per lui, perché ogni parola indovinata conferma indirettamente l'assunto di partenza. Quando il sipario si chiude, sono in molti ad amarlo.

Quello che va in scena non è un semplice intrattenimento: agli occhi di molti, Francesco rappresenta il possessore delle chiavi mentali per accedere a ciò che ci sembra inaccessibile. Ma poiché Tesei non è Anthony Robbins, e offre potenti suggestioni piuttosto che un corso a dispense, i metodi che usa restano sullo sfondo e mantengono una certa vaghezza; ciò lascia che siano gli spettatori a interrogarsi sulle tecniche che gli consentono di fare di quello che fa. Userà forse la Pnl? Sfrutterà i principi della prossemica? Di sicuro, qualunque siano i suoi metodi, i risultati superano di gran lunga quelli ottenibili durante molti corsi di autostima e potenziamento del sé, dove manager e consulenti d'azienda riescono, al più, a correre urlando su tappeti di braci e praticare attività scoutistiche (come la scalata del primordiale "power pole" o la piegatura con la gola di un tondino metallico) al prezzo di una crociera sul Pacifico.

Tra il pubblico si riconoscono molti utenti di tali dispendiose attività didattiche, che in Tesei trovano finalmente l'incarnazione di tutta la teoria assorbita in anni di lezioni. Per altri, Francesco è la prova vivente del noto fattoide secondo cui useremmo solo il 10% del nostro cervello. Per la grande maggioranza del pubblico, il suo personaggio semplicemente "funziona".

L'artista forlivese deve la sua enorme credibilità a una gestione accorta del suo personaggio, il cui linguaggio e il cui stile non ricordano, neppure da lontano, quelli di un illusionista: agli occhi del pubblico, Francesco è uno studioso della comunicazione e dei minuscoli indizi che rivelerebbero, opportunamente decodificati, i pensieri intimi di ciascuno. Dietro di me, una signora ha reagito contrariata al marito che le sussurrava quanto fosse bravo "il mago", esclamando stizzita: «Questa non è magia, è psicologia.»

Ai pochi cui è consentito scorgerlo dietro le quinte, Francesco si rivela ancora "altro" rispetto a quello che ama offrire di sé sulle sue brochure pubblicitarie: lui è, soprattutto, uno straordinario storyteller, le cui narrative risuonano in modo profondo sul pubblico che riempie i teatri per vederlo. Erede di una millenaria tradizione di mentalisti, Tesei è in grado di offrire le magie della mente in chiave contemporanea, rifacendosi a modelli culturali moderni e attingendo all'immaginario (fanta)scientifico odierno. Se l'altro ieri quella di Robert-Houdin non era magia, ma sfruttamento dell'etere a fini di intrattenimento; se ieri quello di Hanussen non era illusionismo, ma uso del fluido mesmerico per indurre stati ipnotici, oggi quelli di Tesei non sono incantesimi: al più si tratta di anomalie nel software della Matrice, epifanie dell'intuito già al centro di serie televisive come Lie to me, dinamiche persuasive subliminali che costituiscono l'intreccio narrativo di Fringe, quando non addirittura attività oniromantiche rese possibili dall'ipnologia moderna.

Non è un caso se l'ovazione più fragorosa arriva quando Francesco mette in scena un esperimento di viaggio nei sogni ispirato alle scatole cinesi di Inception. Se nella prima parte dello show Francesco mal cela un certo orgoglio segreto per aver "letto" l'ennesima parola nella mente dello spettatore (col tic del tàac), qui è bravissimo a farsi da parte per accompagnare Mirella, una signora scelta a caso tra il pubblico, in uno scenario onirico denso di suggestioni archetipiche: il viaggio e il riposo, la camera d'albergo e il suo precedente occupante, la confusione tra realtà, sogno e sogno nel sogno. Per lunghi minuti, la sua voce è l'unico suono che riecheggia nella silenziosissima sala, e io stesso mi chiedo dove possa condurre questa lenta e suggestiva discesa nell'inconscio della spettatrice. La rivelazione finale è preparata con maestria attoriale e supportata da un testo perfetto. In quel momento, la donna non si sente soltanto l'autentica protagonista del viaggio psichico: le lacrime che ricaccia in gola tradiscono un'emozione in cui tutto il pubblico si specchia sgomento, testimone di un prodigio il cui modello di riferimento è un film di enorme suggestione immaginifica. Quando la donna torna al suo posto, Francesco tace e sorride, con le braccia appena aperte. Non ha neppure bisogno di ricapitolare quanto sia accaduto, né quanto sia pazzesco quello che è appena successo. È il suo silenzio a invocare l'applauso più entusiasta. L'applauso che, tra gli altri, il mentalista merita di più. In quest'ultimo effetto, infatti, Francesco si mimetizza totalmente dentro il racconto, diventando l'umile traghettatore verso un'autentica esperienza del Mistero. E agli occhi di chi lo apprezza come un finissimo trickster, la dimostrazione che si può condurre il pubblico in luoghi della mente sconvolgenti, attraverso un varco il cui accesso non è affatto riservato a registi dotati di grossi budget e scintillanti effetti speciali. Non c'è lo schermo di un cinematografo a separare Francesco dal suo pubblico: tutto accade dal vivo, in un'atmosfera minimal che fa dell'astrazione la sua forza. Il resto lo fa la sua potentissima narrativa.

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