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domenica, 25 giugno 2017

"Il Mentalismo scientifico" di Vinz

di mariano tomatis
pubblicato il 13 settembre 2009

Mi apprestavo a scrivere una recensione del libretto di Vinz Il Mentalismo scientifico quando su molti giornali è stata riportata la notizia dell'ultimo stunt di Derren Brown: la previsione dei sei numeri della lotteria nazionale. La dura reazione dei media alla prima puntata della nuova serie del mentalista inglese Events mi ha illuminato su ciò che mi premeva scrivere a proposito delle posizioni espresse da Vincenzo nella bella introduzione.

La raccolta di effetti proposta dall'autore è ricca e originale, ed è molto apprezzabile l'impegno a corredare ognuno con una possibile presentazione. Il libro può essere goduto appieno soltanto se si ha una buona infarinatura di tecniche mentalistiche, ma questo è tutt'altro che un limite: contiene del materiale talmente forte che è bene affidarlo a chi sia in grado di coglierne le potenzialità e abbia la giusta "visione" di ciò che un principio anche banalissimo può consentire se collocato al punto giusto di uno spettacolo. Quando ad esempio chiede: "Vi dice qualcosa The Heist?", suppongo che gran parte dei lettori casuali risponderanno: "No", e non coglieranno il riferimento (che tra l'altro non viene approfondito). Ma si tratta di piccole strizzate d'occhio ai colleghi mentalisti che, come lui, hanno divorato a grandi dosi tutto il Derren Brown (e l'hanno "digerito", come scrive Vinz!).

E' altrettanto apprezzabile il tentativo di riconoscere i crediti agli autori originali, e l'unica pecca è l'assenza di una bibliografia dettagliata, che elenchi libri e DVD cui Vincenzo attribuisce il merito di averlo ispirato nel corso di tutto il libro, e che avrebbe facilitato il recupero e lo studio delle fonti originali.

Il vero punto di forza del libretto è, però, l'introduzione. Preceduta da una presentazione critica di Marco Pusterla, Vinz (nome d'arte dell'autore) vi esprime la sua opinione sul "Mentalismo scientifico" che dà il titolo all'opera. Si tratta di una posizione interessante per il suo non celato integralismo; è nettissima la linea che traccia tra ciò che, dal suo punto di vista, è credibile e ciò che non lo è: secondo Vinz, lo scetticismo del pubblico odierno è radicale, e se un mentalista non lo tiene in considerazione, corre il rischio di veder degradata - nella percezione del suo pubblico - la propria figura a quella di un semplice prestigiatore che "usa i trucchi". Per evitare del tutto questa evenienza, l'autore restringe l'ambito del mentalismo ad un piccolissimo range di effetti possibili, che Daniel Fitzkee avrebbe collocato, secondo la sua tassonomia, nelle categorie dell'influenza psichica sullo spettatore e in quella del lie detection, che consiste (come per la chiaroveggenza, ma in maniera più limitata) dell'ottenimento di informazioni apparentemente inaccessibili. Se il mentalista presenta una qualsiasi altra cosa, secondo Vinz non può essere credibile ed invocare con successo la suspension of disbelief.

E' un piacere ritrovare, nell'introduzione di un libro che contiene una serie di effetti, l'espressione così compiuta e dettagliata del punto di vista di un mentalista. Analisi di questo tipo sono rare nella letteratura sull'argomento, se non nei libri di alto livello, e fornisce un interessante insight sul modo di ragionare di uno dei suoi più giovani esponenti italiani.

Sin dalla presentazione Marco Pusterla, pur riconoscendo le molte buone idee riportate negli effetti descritti, si dissocia parzialmente dall'integralismo di Vinz, concedendo che restringere così tanto il campo di azione possa aggiungere credibilità, al prezzo però di vincoli che limitano enormemente la varietà di ciò che può essere presentato.

Personalmente ho molto apprezzato il fatto che Vinz abbia delineato con questa chiarezza un punto di vista sull'argomento preciso e severo. Non mi era ancora capitato di leggere in italiano analisi così nette e oneste sull'argomento. Giù il cappello per la schiettezza. Non so se le restrizioni proposte chiudano davvero ogni possibilità ad un mentalista di evolversi nel tempo, costringendolo a riproporre sempre lo stesso schema cambiandone i dettagli; è un rischio che Vinz sa di correre, riconoscendo nel suo libro la necessità di variare enormemente i temi delle sue presentazioni, per evitare l'effetto dejà vu negli spettatori.

Il punto più interessante su cui esprimo il mio parere è un altro, e consiste nella necessità che Vinz esprime di giustificare ogni effetto straordinario con un'affermazione (più o meno scientificheggiante) che ne costituisce apparentemente la spiegazione. Se l'autore ottiene un effetto con il trucco A, avverte la necessità di rassicurare il pubblico sul fatto che ciò è dovuto ad un fattore B: ciò svierebbe l'attenzione da A. Il principio della falsa spiegazione è più che calzante nel mentalismo scientifico, e ne è forse la base teorica più importante, ma il suo abuso dev'essere attentamente valutato. Leggendo e rileggendo l'articolo di Max Maven "Simplicidio", viene a galla l'idea che "sottrarre" ad un effetto magico ciò che è superfluo sia l'abilità che distingue l'amatore dal professionista.

Mi sono immaginato alcuni effetti di Vinz senza le spiegazioni (rassicurazioni?) pseudopsicologiche, e credo che non ne avrebbero risentito più di tanto: l'obiettivo di un performer potrebbe essere quello di bilanciare attentamente le giustificazioni scientifiche (per gli effetti più straordinari) e i silenzi per far sì che a parlare sia l'inconscio del pubblico, che interagisce con gli archetipi evocati e conferma l'idea che la magia avvenga tutta nella mente.

Non c'è niente di sbagliato nel gesto di Vinz di accompagnare gli spettatori lungo la rassicurante via della "spiegazione", ma se dovessi immaginare una evoluzione del suo personaggio, gli proporrei di sottrarne almeno qualcuna dai suoi spettacoli, maturando una certa fiducia nel fatto che il pubblico possa cogliere ancora di più da un allusivo silenzio e da una frase a metà, che dice e non dice, e che evoca scenari possibili senza mai definirli. Ciò si ottiene soltanto riflettendo profondamente sulla dimensione archetipica evocata da un effetto. Ciò cui si può alludere, può essere taciuto, e l'eccessiva tendenza a "tirare" il pubblico verso una spiegazione piuttosto che un'altra può essere lentamente rimpiazzata da una più rilassata gestione del proprio personaggio, su cui si è ormai costruita una fama che trascende l'effetto presentato.

Durante una interessante discussione, Francesco Tesei mi diceva di volersi tenere lontano dal rischio di diventare "didascalico": troppe parole enciclopediche a sostegno di un effetto ("Le carte Zener vennero inventate da... nel... e usate a... da...") trasformano un atto artistico in una lezione accademica. Alcune spiegazioni pseudoscientifiche presentano questo problema, da valutare con attenzione durante la scrittura dei propri testi.

La reazione dei giornali di fronte all'esibizione di Derren Brown che ha predetto l'uscita di sei numeri della lotteria introduce un secondo, enorme problema legato alla falsa spiegazione. Dopo aver utilizzato un trucco X per realizzare l'impresa, nella prima puntata di Events Brown fa appello ad una teoria matematica del tutto decontestualizzata, fingendo così di spiegare un vero metodo per prevedere i numeri che usciranno alla lotteria. Il pubblico non ha reagito bene a questa falsa spiegazione, seppure del tutto in linea con il "Mentalismo Scientifico". Secondo il Daily Mail

[Derren] è stato immediatamente ridicolizzato da esperti secondo cui [il suo metodo] è pura spazzatura e lui ha utilizzato un trucco televisivo per ingannare il pubblico.1

Il Times di Londra è ancora più duro:

Derren Brown passa dall'essere il personaggio più intrigante della televisione al più irritante.2

In quest'ottica, c'è da tenere in grande considerazione il rischio di essere colti in castagna a svelare un falso metodo.

Non dubito che queste riflessioni facciano già parte della crescita di Vinz, il cui percorso professionale (e, mi auguro, letterario) seguirò con molto interesse.

In definitiva, Il mentalismo scientifico è un lavoro che merita una lettura e che contiene davvero tante belle idee pratiche per la forma di mentalismo più vicina alla sensibilità odierna, oltre ad essere un buon punto di partenza per vivaci discussioni sulla "credibilità" e i vincoli di cui necessita.

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1 Daily Mail, 12.9.2009

2 The Times, 12.9.2009

 

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