titolo

lunedì, 17 dicembre 2018

"Verbal Magic" (Juan Tamariz)

di mariano tomatis
pubblicato il 26 novembre 2007

E' difficile evitare le faziosità nel presentare l'ultimo libro di Juan Tamariz, specie se si è reduci da tre ore intense di magia del grande prestigiatore spagnolo, in questi giorni in tour a Torino. Da sostenitore sfegatato del suo stile magico, ho letto con straordinario piacere le pagine del suo Verbal Magic, tradotte in italiano da Francesco Maria Mugnai della Florence Art.

Verbal Magic è un testo davvero insolito. Juan Tamariz era stato invitato a presentare in radio una serie di giochi di prestigio che dovevano coinvolgere il pubblico in ascolto, e la sfida era quella di inventare delle illusioni che sfruttassero materiale comune, a disposizione di chiunque, e funzionassero senza alcun intervento manuale del prestigiatore; tutto doveva avvenire tra le mani di chi, a casa, avesse seguito le direttive di Tamariz, e produrre un effetto magico. La totale assenza di feedback da parte degli spettatori costringeva il prestigiatore ad ideare giochi che funzionassero automaticamente, ma che fossero tutt'altro che ovvi e "smontabili" da chi era all'ascolto. L'idea di automatismo doveva, inoltre, essere opportunamente occultata, in modo che - apparentemente - il tutto fosse guidato dal caso più che dall'attento controllo da parte del prestigiatore delle mosse via via eseguite. Il risultato fu una serie radiofonica che ebbe enorme successo e che fu pazientemente trascritta da Gema Navarro nel testo che diventerà Verbal Magic.

Il libro può essere quindi letto a più livelli: ad un primo livello è la semplice trascrizione delle trasmissioni di Tamariz; ad un secondo livello, lo stesso testo può essere considerato il prestigiatore che guida nell'esecuzione di giochi direttamente tra le mani del lettore: seguendo le istruzioni, tutti i giochi possono essere sperimentati da chi legge con grande stupore; ad un terzo livello, è una ricchissima collezione di principi che possono essere utilizzati dagli illusionisti per i propri spettacoli - in primo luogo i falsi miscugli e tutte quelle sequenze di mosse che sembrano produrre il caos completo, mentre mantengono inalterate tutte le proprietà utili a creare l'effetto magico. L'ultimo livello, che può interessare maggiormente i prestigiatori, è suggerito ma non esplicitamente "imposto" al lettore, in quanto tra le pagine di Verbal Magic non c'è alcuna spiegazione di "come" gli effetti funzionano: è compito dello studioso decostruire gli effetti presentati e intuirne gli "elementi base" che producono l'effetto finale. Ciò rende particolarmente prezioso il libro, in qualche modo "esoterico" nel suo stile - nascondendo opportunamente i mattoncini che compongono l'edificio magico ma offrendo, a chi è più curioso, la possibilità di smontare il giocattolo e scoprirne le meraviglie interne.

La presentazione del libro sul sito della Florence Art è particolarmente accattivante (oltre che precisa!):

Immagina gli effetti classici della cartomagia ┬ľ ad esempio, la carta in tasca, il trionfo, l'acqua e olio ┬ľ che avvengono nelle mani degli stessi spettatori, con le loro carte, senza che il mago tocchi niente, addirittura senza la necessità che il mago sia presente...
Immagina miracoli con oggetti quotidiani (monete, biglietti da visita, foglietti di carta, ecc.) che si realizzano nelle mani di coloro che sono lì con te o a chilometri di distanza...
Immagina dei riti che coinvolgono la parte più intima di ciascuno di noi, che influiscono sul bene e sul male, sull'amore, sulla fortuna, sul denaro...
Immagina di poter fare tutto questo in una sala, in un teatro, in televisione e... addirittura per radio! E con tutti gli ascoltatori!
Verbal Magic: una magia nuova, differente, inspiegabile e di grande impatto! Un libro magico in sé, perché anche tu, nel leggerlo, sperimenterai la sensazione dell'impossibile e ti meraviglierai!
224 pagine, geniali come il loro autore.

L'opera ha due illustri precedenti, basati su idee simili: The Book of Oopses (1966) di Chan Canasta e Max Maven's Mindgames (1984) di Phil Goldstein.


The Book of Oopses di Chan Canasta (Harrap, 1966)

Il primo, in particolare, si propone come "una collezione di esperimenti sorprendenti in cui il libro stesso gioca nel ruolo di lettore del pensiero". Rarissimo e praticamente introvabile, non si basava (come quello di Tamariz) su giochi automatici al 100%, ma a volte (come capitò tante volte a Canasta) l'effetto poteva non riuscire. La principale differenza tra il testo di Canasta e quello di Tamariz è che il primo si potrebbe definire Picture Magic, basandosi soprattutto sulla suggestiva iconografia delle pagine a sfondo nero che ne costituivano il contenuto; Verbal Magic è invece il titolo più adatto per il testo di Tamariz, che sfrutta appunto l'eloquio e l'ambiguità verbale per creare elaborate illusioni.

Articolo visualizzato 2928 volte

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica
né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001.
Praestigiator è curato da Mariano Tomatis