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mercoledì, 22 novembre 2017

Come divenni scrittore grazie a un prestigiatore

di Ray Bradbury
pubblicato il 6 giugno 2012

È morto lo scrittore di fantascienza Ray Bradbury (1920-2012). Appassionato di illusionismo e magia, nel dicembre 2001 aveva raccontato sul suo blog l’incontro con il prestigiatore che gli cambiò la vita, avviandolo alla carriera di scrittore. Ecco la bella pagina di Bradbury.

Vi racconterò come mi è capitato di diventare scrittore. In parte fu una cosa graduale, in parte fu del tutto accidentale.

Quando avevo dodici anni adoravo Lyman Frank Baum e il suo Il meraviglioso mago di Oz, ma anche i romanzi di Jules Verne e H.G. Wells, per non parlare dei libri su Tarzan e della saga di John Carter di Marte scritta da Edgar Rice Burroughs. Fu allora che maturai l’idea di diventare scrittore.

Contemporaneamente vidi a teatro uno spettacolo di Blackstone, e pensai a quanto sarebbe stata meravigliosa la mia vita se crescendo fossi diventato un prestigiatore. Da molti punti di vista, fu esattamente quello che feci.

Fu l’incontro con un altro mago a cambiare la mia vita per sempre.

Durante la settimana del Labor Day del 1932 morì il mio zio preferito; il funerale si celebrò di sabato. Se non fosse morto quella settimana, la mia vita non sarebbe cambiata, mentre fu proprio nel tragitto dal funerale verso casa che mi imbattei in un luna park nei pressi del lago Michigan. Sapevo che laggiù, vicino al lago, nella sua speciale tenda, c’era un mago che si faceva chiamare Mister Electrico.

Mister Electrico era un fantastico creatore di meraviglie. Tutte le sere si sedeva sulla sua sedia elettrica e si faceva folgorare di fronte al pubblico di grandi e piccini proveniente da Waukegan, nell’Illinois. Mentre l’elettricità attraversava il suo corpo, sollevava una spada e nominava cavalieri tutti i bambini seduti nella prima fila di fronte al palcoscenico. La sera prima ero andato a vedere Mister Electrico. Quando si era avvicinato a me, aveva puntato la spada verso la mia testa e mi aveva toccato la fronte. L’elettricità aveva percorso tutta la spada per entrare nel mio cranio, mi aveva fatto rizzare i capelli e fatto uscire le scintille dalle orecchie. Poi mi aveva gridato: «Tu vivrai per sempre!»

Mi era parsa un’idea fantastica, ma come avrei potuto farlo?

Il giorno dopo, mentre mio padre mi stava riaccompagnando a casa con la macchina, subito dopo il funerale, guardai verso i tendoni del luna park e pensai tra me e me: «Laggiù c’è la risposta. Ha detto “Tu vivrai per sempre!”, e io devo scoprire come farlo.» Chiesi a mio padre di fermare la macchina. Non voleva farlo, ma io insistetti. Fermò l’auto e mi lasciò uscire, infuriato all’idea di non poter tornare a casa per partecipare alla veglia che si sarebbe tenuta per lo zio. Lasciandomi alle spalle l’auto e la rabbia di mio padre, corsi giù per la collina. Cosa stavo facendo? Mi stavo allontanando dalla morte, correndo verso la vita.

Quando arrivai al luna park, buon Dio!, trovai lì seduto Mister Electrico, come se stesse aspettando me. Divenni immediatamente timido. Non potevo chiedergli il segreto della vita eterna, ma per fortuna avevo con me un trucco di magia in tasca. Lo tirai fuori, lo porsi a Mister Electrico e gli chiesi di insegnarmi il gioco. Me lo mostrò, poi mi guardò fisso e disse: «Ti piacerebbe conoscere qualcuna delle strane persone che abitano quella tenda laggiù?» Gli risposi di sì.

Mi accompagnò al tendone del sideshow, e lo colpì con il bastone gridando a chiunque si trovasse all’interno: «Tieni a bada il linguaggio!» Poi si fece largo all’interno della tenda e mi mostrò l’uomo tatuato, la donna cannone, l’uomo scheletro, gli acrobati e tutti quegli strani individui che popolavano il sideshow.

Poi mi accompagnò sulla spiaggia e sedemmo su una duna di sabbia. Condivise con me alcune delle sue piccole filosofie, e lasciò che io esprimessi le mie grandi. A un certo punto si chinò in avanti e disse: «Io e te ci siamo già incontrati.»

Io negai, ma egli replicò: «Sì, tu eri il mio migliore amico durante la Grande Guerra in Francia nel 1918: ti ferirono e moristi tra le mie braccia durante la battaglia presso la foresta delle Ardenne. Ma ora, qui e oggi, vedo la sua anima scintillare nei tuoi occhi. Eccoti, con una nuova faccia, un nuovo nome, ma l’anima che scintilla sul tuo viso è l’anima del mio caro amico defunto. Bentornato nel mondo.»

Perché lo disse? Non ne ho idea. Aveva scorto in me un impulso all’azione? Una passione per la vita? L’attitudine a imbarcarmi in qualche nuova attività? Non ne ho idea. Tutto quel che so è che disse «Tu vivrai per sempre!» e mi regalò un futuro, e nel farlo, mi diede anche un passato, raccontandomi del suo amico morto molti anni prima in Francia. Lasciando il luna park quel giorno mi fermai accanto a una giostra e osservai i cavalli che salivano e scendevano alla musica di “Beautiful Ohio”. Mentre ero lì, in piedi, le lacrime mi rigavano gli occhi, perché sentivo che era successo qualcosa di strano e meraviglioso durante il mio incontro con Mister Electrico.

Tornai a casa e il giorno successivo mi trasferii in Arizona. Pochi giorni dopo il mio arrivo, iniziai a scrivere a tempo pieno. Ho scritto ogni giorno della mia vita da quel giorno di 69 anni fa.

Non ho più notizie di Mister Electrico da tempo, ma vorrei che lui fosse ancora vivo da qualche parte, in modo da poter correre da lui, abbracciarlo e ringraziarlo per aver cambiato la mia vita e avermi aiutato a diventare uno scrittore.1

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1 Tratto da Ray Bradbury in his words, dicembre 2001.

 

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