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domenica, 16 dicembre 2018

Illusionismo e Web 2.0: dilettanti.com?

di mariano tomatis
pubblicato il 20 giugno 2009

E' opinione diffusa che l'avvento di Internet abbia sensibilmente abbassato il livello delle performance magiche: YouTube è diventato uno specchio di questo degrado, che fotografa in modo impietoso imbarazzanti emuli di grandi prestigiatori e rovinose esibizioni girate in favore di sfuocate webcam.

Il fenomeno non si limita purtroppo alla magia, ma si estende a molti altri ambiti della cultura: dalla musica alla letteratura, dall'arte al giornalismo. E' difficile che questo mal comune possa costituire un mezzo gaudio per i prestigiatori. E' però un dato di fatto che la cosiddetta rivoluzione 2.0 abbia offerto a chiunque un accesso così immediato a Internet da produrre una mastodontica mole di opere dilettantesche, all'interno della quale scovare le poche cose di valore diventa sempre più arduo.

E' questa la critica che Andrew Keen muove al Web 2.0 nel suo durissimo libro Dilettanti.com, appena pubblicato per l'editrice DeAgostini.

Secondo Keen, Internet nella sua attuale incarnazione sviluppa soltanto osservazioni superficiali del mondo che ci circonda, nascondendo i contenuti professionali in una nuvola di rumore composto da milioni di blogger dilettanti, registi self made e artisti improvvisati, che hanno scalzato dalla rete critici, giornalisti, editori, musicisti, registi e tutti gli esperti competenti; ciò non può che abbassare il livello complessivo della cultura. In uno spazio virtuale in cui chiunque può esibirsi liberamente, sotto pseudonimo o in via del tutto anonima, di fronte ad una webcam improvvisata e offrire spettacoli dilettanteschi o scrivere post deliranti, dei quali nessuno verifica le credenziali, non sono soltanto i media ad essere vulnerabili nei confronti di contenuti inaffidabili o tendenziosi, ma è l'intera popolazione di chi fruisce della rete a trovarsi in difficoltà nello scovare il proverbiale ago nel pagliaio.

La lettura di Dilettanti.com è claustrofobica, perché Keen non lascia spazio alla speranza: la sua critica verso l'Internet odierna è senza appello.

Può sollevarci dalla disperazione un recente articolo di Umberto Eco che prende l'avvio dalla provocazione rivolta da uno studente al proprio insegnante: «Scusi, ma nell'epoca d'Internet, Lei che cosa ci sta a fare?». Scrive Eco:

Lo studente stava dicendo che oggi esiste Internet, la Gran Madre di tutte le Enciclopedie, dove si trovano la Siria, la fusione fredda, la guerra dei trent'anni e la discussione infinita sul più alto dei numeri dispari. Gli stava dicendo che le informazioni che Internet gli mette a disposizione sono immensamente più ampie e spesso più approfondite di quelle di cui dispone il professore. E trascurava un punto importante: che Internet gli dice "quasi tutto", salvo come cercare, filtrare, selezionare, accettare o rifiutare quelle informazioni.

Auguriamoci qualche buon maestro.

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Praestigiator è curato da Mariano Tomatis