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domenica, 17 dicembre 2017

Un mago a “La Repubblica delle Idee”

di mariano tomatis
pubblicato il 10 giugno 2013

Oggi l’illusionista è una figura demodé. Tra sculture di palloncini, fazzoletti sgargianti e colombe, la sua estetica evoca — al più — i passatempi dell’infanzia e le feste di paese. Come scrive David Metcalfe:

Quando uno pensa alla magia da palcoscenico, la metafisica speculativa potrebbe non essere la prima cosa che salta in mente.1

Il rilievo di Metcalfe nasce dal suo incontro con Max Maven, l’illusionista contemporaneo che — più di chiunque altro — ha elevato la magia secolare a una forma di arte moderna, mettendone in luce profondi risvolti filosofici e culturali. Maven è uno dei più prolifici teorici sull’argomento. In un articolo sul ruolo della magia nel contesto culturale statunitense, l’illusionista si rivolgeva con tono amaro ai colleghi:

Compaiono tre maghi nella lista che la rivista Forbes ha recentemente dedicato agli artisti americani più pagati. Tuttavia, quando poco dopo Newsweek ha dedicato la copertina ai cento personaggi più influenti sulla cultura americana, nessuno somigliava neanche lontanamente a un mago. Morale: sono disposti a pagarci ma non ad ascoltarci.2

Ci sono le premesse per riconoscere alla magia un ruolo nel dibattito culturale contemporaneo? Personalmente ritengo di sì.

Al tema ho dedicato il mio ultimo libro — un percorso di avvicinamento all’illusionismo attraverso le riflessioni di Benjamin sull’arte moderna, le lezioni americane di Borges, le Bustine di Eco e le provocazioni di Duchamp.

Pur avendolo calcato in passato, da anni ho abbandonato il palcoscenico per valorizzare la magia attraverso la scrittura; credo, infatti, nella possibile emancipazione dell’arte magica da mera attività di intrattenimento a vera e propria “categoria del pensiero”. Tale riconoscimento si dovrà certamente ad artisti sempre più maturi e a performance via via più consapevoli, ma più di tutto — fuori dai teatri — sarà la scrittura a giocare un ruolo di primo piano.

Quali sono gli aspetti della nostra società su cui la magia ha qualcosa di interessante da dire? Nei giorni scorsi ho proposto alcune riflessioni in margine a “La Repubblica delle Idee”, l’evento che il quotidiano Repubblica ha organizzato a Firenze dal 6 al 9 giugno 2013 — le cui parole d’ordine “Scrivere per ricominciare” sono particolarmente pertinenti.

Qui di seguito, tutti i contributi:

Il mondo reincantato di Dan Brown

L’ho segata in due perché l’amavo?

Orhan Pamuk e le storie che cambiano il mondo

La scheda ballerina: il trucco svelato da Roberto Saviano

Fellini, Sorrentino e la magia come metafora

Le due lunghezze d’onda di Serena Dandini

Eco, Bartezzaghi e l’ironia degli avverbi

Gli stessi post sono accessibili anche in inglese:

Dan Brown’s re-enchanted world

I sawed her in half for love

Orhan Pamuk and the stories shaping reality

The "ballerina ballot": the trick revealed by Roberto Saviano

Fellini, Sorrentino and magic as a metaphor

Serena Dandini’s two creative wavelengths

Eco, Bartezzaghi and the irony of adverbs

_________________

1 David Metcalfe, “Thou seest, O Son, with thine eyes: Magic, Metaphysics, and the Actionable Expression of Misdirection” in The Teeming Brain Blog, 21.8.2012.

2 Max Maven, “Scrooge et Noir” in Magic Magazine, dicembre 1992, p. 16.

 

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