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domenica, 25 giugno 2017

Il talento musicale di Mr.Gilbreath

di Mauro Ballesio
pubblicato il 4 ottobre 2012

Quando un prestigiatore scopre il Principio di Gilbreath se ne innamora e ne rimane assolutamente affascinato. Il motivo è dovuto all'"estetica del metodo" che niente descrive meglio delle parole di Max Maven: "Il Principio di Gilbreath è di una bellezza terrificante".

Ancora Maven dice che la Magia quando diventa Arte - e non è solo mera esibizione di bravura e abilità - è in grado di connetterci con tutto; se si riesce a riempire di significato la Magia allora la si trasforma in Arte. E questa se entra in noi ci cambia.

Ragionando sul principio di Gilbreath, alla ricerca di un significato profondo, ho avuto l’illuminante riprova del fatto che la Magia possa, in una sua espressione estetica tra le più belle, davvero connettersi a tutto e diventare Arte.

Quando si impiega il Principio di Gilbreath in un effetto cartomagico, tipicamente lo si fa in modo meccanico, spesso senza rendersi conto del suo funzionamento e su cosa esso sia basato. Dietro c’è più che cartomagia: c’è una matematica raffinata e c’è Arte: quella manifestazione del genio che trasforma le cose e che ne mette in luce gli aspetti invisibili, che ci fa toccare con mano oggetti mai esistiti o ci fa pensare concetti prima inconcepibili, che ci fa sentire suoni e musiche mai uditi prima e toccare corde inarrivabili dell’animo umano; permeate dall’Arte, le cose acquistano un nuovo significato. È attraverso questo significato che l’Arte e la Magia entrano in noi e sono in grado di cambiarci, regalandoci una nuova percezione della realtà.

Ero persuaso dall'idea che il Principio di Gilbreath non fosse solo bello, ma "significasse" qualcosa. Però non sapevo esattamente cosa.

Il talento matematico di Gilbreath e il suo interesse per i giochi di prestigio ci ha insegnato che alcune proprietà di un mazzo di carte preordinato sopravvivono a un miscuglio all’americana. Mi chiedevo con che parola fosse possibile definire tala proprietà che persiste e resta immutata.

Il principio matematico misterioso e poco intuitivo che opera dietro le quinte si basa sui concetti di specularità e complementarità: il conteggio delle carte sul tavolo che si esegue per formare i due mazzetti da mischiare all’americana crea, infatti, due sequenze speculari - una specie di "canone inverso" nell’accezione musicale del termine. I mazzetti possono anche non avere lo stesso numero di carte (le sequenze possono non essere simmetriche) ma risultano comunque essere complementari, come conseguenza di una esatta periodicità del preordinamento. E’ in virtù di queste due caratteristiche che avviene la magia.

Data una sequenza ordinata di N elementi e una sequenza speculare di altrettanti elementi, intrecciando elementi da una o dall’altra in quantità arbitraria con un miscuglio all'americana si ottiene una nuova sequenza formata da 2N elementi "richiudibile su se stessa" (per cui si può tagliare più volte il mazzo successivamente) in cui qualunque insieme di N elementi consecutivi presi a partire da un punto arbitrario condivide una stessa "proprietà" con la sequenza originale. Tale la proprietà è il fatto di contenerne gli stessi elementi, ma in ordine diverso e casuale".

Su questa proprietà si basano effetti raffinati di cartomagia e mentalismo il cui meccanismo automatico, "di una bellezza terribile", spesso è ignorato da chi li esegue.

Le due sequenze di elementi, quella prima e quella dopo il miscuglio, sono ugualmente "armoniche", proprio nell’accezione musicale del termine. L’approccio a questo concetto di "armonia" è supportato in senso ingegneristico dalla Teoria Dei Segnali. Dato un segnale analogico, la trasformata di Fourier permette di "scomporlo" nelle sue componenti in frequenza e osservarlo da un altro punto di vista: quello del cosiddetto "dominio della frequenza". Il Principio di Gilbreath sembrerebbe la trasformata di Fourier della cartomagia, che permette di vedere il mazzo di carte da un altro punto di vista - quello delle sue componenti periodiche.

Immaginiamo di suonare una accordo musicale di 4 note, ad esempio un Do maj 7 (Do maggiore settima) formato da Do, Mi, Sol e Si bemolle. Immaginiamo poi che il nostro mazzo di carte sia formato da questa sequenze di note musicali, ripetute periodicamente un certo numero di volte, come suonate in un "arpeggio in scala" che scriviamo così, in una partitura immaginaria:

Do, Mi, Sol, Sib, Do, Mi, Sol, Sib, Do, Mi, Sol, Sib, Do, Mi, Sol, Sib…

Immaginiamo di applicare a questa sequenza la trasformazione che mischia le carte come sappiamo: un "riffe shuffle" tra la partitura originale e il sul canone inverso". La sequenza di note che otteniamo è un miscuglio disordinato rispetto a quella iniziale, ma se suoniamo la sequenza di note sentiamo che è accomunata ancora alla sequenza originale da una proprietà che le caratterizza entrambe e che è sopravvissuta al disordine dato dal miscuglio, ovvero: l’"armonia cromatica". Infatti se formiamo gruppi di 4 note in sequenza, partendo da un punto qualsiasi della partitura, otteniamo ancora "arpeggi" di Do maj 7 (ma non in scala); ad esempio potremmo ottenere questa disposizione cromatica:

Mi, Do, Sib, Sol, Mi, Do, Sib, Sol, Mi, Do, Sib, Sol, Mi, Do, Sib, Sol…

Dopo il miscuglio, la musica non cambia. Questa proprietà è chiamata "armonia cromatica" nella Teoria Musicale.

L’armonia è l’accordo musicale sotteso alla melodia - ciò che suona la mano sinistra del pianista, le corde che pizzica la mano sinistra del chitarrista, mentre la destra suona la melodia. E’ l’armonia che crea l’atmosfera di una musica, che le dà significato. Che la rende "terribilmente bella".

L’armonia cromatica è percepibile "a orecchio" nel caso di una sequenza di note o di un brano musicale; in modo del tutto simile è percepibile "a occhio" e "con la mente" quando si tratta di un mazzo di carte, osservandone il colore dei semi o il loro valore numerico.

Se nella sequenza di note ne manca una, la "sentiamo" e ce ne accorgiamo perché "stona". Se si ha orecchio si può dire quale nota sia. Ma è necessario un certo talento musicale.

Se nel mazzo manca una carta, la "vediamo" e ce ne accorgiamo perchè il conteggio "non quadra". Se si ha occhio e si conosce il trucco, si può dire quale carta sia. Questa è magia.

La prima abilità appartiene alla Musica, l’altra all’Illusionismo. Entrambe creano Arte. E il Principio di Gilbreath incarna l'idea per cui l’Armonia può sopravvivere al Caos. Può, questo pensiero magico, cambiare il nostro modo di vedere la realtà?

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