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sabato, 29 aprile 2017

Il dono del sogno

di Robert Neale
pubblicato il 13 giugno 2012

Presso alcuni nativi americani delle Eastern Woodlands un certo numero di prestigiatori1 prestavano servizio agendo da intermediari con le entità spirituali. Invocavano gli spiriti, comunicando loro i bisogni del popolo e dimostrando capacità di chiaroveggenza grazie alle voci che provenivano dall’altro mondo. […]

Per diventare mago bisognava ricevere il “dono del sogno”. Uno degli spiriti era considerato “maestro di illusionismo”. Solo dopo averlo incontrato in sogno […] era possibile diventare prestigiatori. Il sogno doveva ripetersi per quattro volte. Le prime tre, l’incontro doveva avvenire nell’aldilà, mentre nel corso dell’ultima si veniva ricondotti nella realtà e qui si ricevevano istruzioni su quando e come sfruttare i segreti dell’illusionismo. Non bisognava farlo troppo spesso, né per il solo gusto dell’intrattenimento, né per mettersi in mostra. Fare i maghi senza aver ricevuto il dono del sogno o senza seguire scrupolosamente le istruzioni ricevute significava, sul lungo periodo, un fallimento e addirittura il rischio di ammalarsi. Ma alcuni membri della comunità cercavano comunque di riprodurre gli effetti dei prestigiatori. Alcuni per mettersi in mostra, altri semplicemente nascondendo il fatto di non aver mai sognato lo spirito maestro.

Chi erano considerati impostori e ciarlatani? Coloro che non avevano sognato, o non avevano seguito correttamente le istruzioni ricevute in sogno. Erano molto sensibili al tema della sincerità. Per loro, il punto non era quello di conoscere bene le tecniche illusionistiche o di essere abili a utilizzarle, perché ne facevano una questione di “visione” e “disciplina”. […]

Ecco dunque qual era il criterio per distinguere tra i prestigiatori autentici e quelli fasulli. Un anziano raccontò:

Quando ero bambino, costruii una tenda e la scossi qua e là [fingendo che fossero gli spiriti a muoverla]. Ma non capivo cosa stavo facendo. Mi limitavo a copiare quello che avevo visto fare da altri maghi. Mi padre mi fermò immediatamente. Mi disse che non avrei dovuto giocare con queste cose, o mi sarebbe successo qualcosa di brutto. […]

Il tema del “sogno” come elemento per giudicare “autentica” o meno una performance illusionistica potrebbe ancora essere pertinente. Quale visione (o visioni) dovremmo aspettarci? Porsi la questione a proposito di alcuni prestigiatori contemporanei confonde ancora di più le idee. Consideriamo quattro “tipi” rappresentativi: Uri Geller, James Randi, Penn & Teller e David Copperfield. Tutti usano trucchi per ingannare il pubblico. Ma chi di loro ha ricevuto il “dono del sogno”? Qualcuno di loro? Tutti? Nessuno? Trovo difficile speculare su un argomento del genere, ma non riesco a evitare di pormi la domanda.2

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1 Nel testo originale conjurors [NdT].

2 Questo brano è tratto dal libro di Eugene Burger e Robert Neale, Magic and Meaning, Hermetic Press, Seattle 1995. I dati riportati in questo capitolo sono tratti da Alfred Irving Hallowell, The Role of Conjuring in Saulteaux Society, University of Pennsylvania, 1942.

 

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