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sabato, 29 aprile 2017

Una sfera sospesa sorprende ancora

di Damien Hirst
pubblicato il 6 gennaio 2010

Gli artisti, come gli scrittori, amano suscitare aspettative nel pubblico. Per questo si servono di tecniche precise che sono cambiate nel corso del tempo perché gli spettatori sono cambiati e noi siamo cambiati.

Molte persone mi hanno chiesto nel corso degli anni perché non utilizzo corpi umani nel mio lavoro: la risposta è che non m'interessa, penso che l'utilizzo del corpo umano nell'arte possa provocare uno shock fine a sé stesso e alimentare un gran dibattito su temi sbagliati, su cosa sia consentito fare nell'arte e cosa no. Tutto questo non mi interessa. Mi interessano gli esseri umani e l'utilizzo collettivo di un linguaggio visivo in costante evoluzione, per comunicare sia superficialmente sia a livelli più profondi.

Il linguaggio che i pubblicitari utilizzano per venderci i loro prodotti è, a grandi linee, lo stesso linguaggio che gli artisti usano per comunicare le loro idee e per mostrarci gli aspetti più profondi di noi stessi. Per spiegare come questo linguaggio funziona, e che chiunque può attingere a esso, mi piace usare un esempio: provate a immaginare di essere in un supermercato e di piazzare un cetriolo e un vasetto di vaselina nel carrello di qualcun altro. Se osservate il suo comportamento alla cassa, noterete che il significato di questi oggetti casuali si trasforma: da prodotto per la cura della pelle e da ingrediente per l'insalata a un imbarazzante accoppiamento sessuale, e un umoristico gioco di accettazione o rifiuto privo di humour. Questo banale gioco dimostra chiaramente come gli artisti possono usare gli oggetti di ogni giorno, e il contesto in cui sono inseriti, per creare situazioni di shock e sorpresa.

Un'idea che ho sempre avuto per un'opera d'arte, ma che non ho mai realizzato, è un lettino bianco nel centro di una galleria d'arte con un grosso pulsante rosso sul lettino e un segno accanto in cui si legge NON TOCCARE! Ebbene, se qualcuno tocca il tasto esce un guantone da boxe rosso che lo colpisce in faccia.

Ma lo shock e la sorpresa, se usati in questo modo, diventano trucchi veramente a buon mercato; peraltro un'opera di questo tipo avrebbe anche conseguenze sul piano legale. Un'opera d'arte veramente grande, che ho ancora il sogno di realizzare, deve avere qualcosa di più di questo. Per creare stupore e meraviglia mi piacerebbe realizzare una sfera galleggiante bianca al centro di una galleria, che non sia però una scultura poggiata sul pavimento, né un dipinto. Qualcosa di enigmatico, senza alcun indizio su come la sfera è stata sospesa, senza corde e senza fili.

Questo sicuramente resterebbe nella mente dello spettatore per lungo tempo anche dopo aver lasciato la galleria e provocherebbe una scossa che comunicherebbe divertimento, speranze, paure e sogni e luce e tenebre. Come artista, insomma, penso che lo shock sia del tutto inutile se non va di pari passo allo stupore e alla meraviglia.1

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1 Tratto da Damien Hirst, "Ma una sfera sospesa sorprende ancora", in Repubblica, 2 gennaio 2010 (raccolto da Irene Maria Scalise)

 

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