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mercoledì, 23 agosto 2017

Le due filosofie divise da un cerchio

di mariano tomatis
pubblicato il 4 settembre 2009

Negli Stati Uniti sono due le attuali correnti filosofiche della magia. E' facile distinguerle l'una dall'altra: tutto sta nell'uso che fanno del cerchio attraverso il quale si fa passare la donna durante una levitazione.

Chi passa il cerchio sta suggerendo implicitamente il metodo utilizzato per sollevare la donna: un filo o forse un supporto inferiore; seppure inteso a togliere i sospetti verso corde o sostegni, il cerchio fa sì che l'attenzione del pubblico sia implicitamente indirizzata verso la "tecnica" di sollevamento.

C'è invece chi non usa il cerchio, perché ritiene che se uno fosse davvero in grado di far levitare un oggetto, non si preoccuperebbe di fargli attraversare un cerchio: l'autenticità di quello che si sta mostrando sarebbe autoevidente.

Le due filosofie si distinguono fondamentalmente per l'adesione o meno ad una visione metaforica della magia. Chi la rifiuta, ritiene che l'illusionismo sia la semplice riproduzione di fenomeni paranormali con un trucco. Chi vi aderisce, percepisce la magia dei prestigiatori come la riproposizione simbolica di archetipi antichi, minuscoli misteri che alludono ai Misteri più grandi.

Qualunque sia l'approccio scelto, non si può non tenere in considerazione il fatto che la magia sia anche una sfida intellettuale e razionale.

Chi va ad un concerto jazz, alla fine di un assolo del sassofono applaude. Chi invece va ad un concerto di musica classica, alla fine di un assolo di violino non applaude, ma aspetta la fine della suite. Gli spettatori sono stati educati a reagire (e applaudire) in momenti diversi nell'ambito di esibizioni diverse. Come per ogni altra performance teatrale, anche nell'ambito magico si deve educare il pubblico che assiste. Si può dire ad esempio: ci sono due modi per assistere a questo spettacolo. Il primo è di chiedersi come sia possibile fare tutto ciò. Il secondo è quello di godersi lo spettacolo senza porsi tante domande e, una volta tornati a casa, chiedersi come sia possibile fare tutto ciò. Il cervello del pubblico non deve andare in vacanza: si tratta soltanto di concedersi qualche momento meno razionale e un po' più "animale". Ci farebbe un gran bene farlo: quando è ben presentata, la magia ci offre questa preziosissima opportunità.1

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1 Pensieri raccolti da Eugene Burger il 4 ottobre 2009 a Torino.

 

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Praestigiator è curato da Mariano Tomatis