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domenica, 17 dicembre 2017

Illusionismo e hacking

di mariano tomatis
pubblicato il 8 maggio 2009

C'è una stretta parentela tra l'illusionismo e l'hacking.

Kevin Mitnick, uno dei più grandi hacker del mondo, racconta nella sua biografia che, da bambino, amava i giochi di prestigio, e che la forma mentis acquisita per diventare prestigiatore gli fu molto utile quando, negli anni successivi, avrebbe affrontato problemi simili nel mondo della sicurezza informatica. Leggere all'interno di una busta chiusa per presentare un esperimento di chiaroveggenza richiede un approccio molto simile al tentativo di consultare segretamente un database custodito in un computer protetto da password. Sono molto simili le tecniche del cold reading dei mentalisti e quelle dell'ingegneria sociale attraverso le quali si rubano credenziali di accesso e parole chiave.

In questo bell'articolo Angelo Righi tributa al mago Silvan il merito di avergli insegnato tre regole fondamentali alla base dell'hacking. Scrive Angelo:

Insieme al Ā“manuale delle Giovani MarmotteĀ” e al Ā“manuale di PaperinikĀ”, [Ā“Il manuale di SilvanĀ”] era un vero miraggio per i bambini anni Settanta. Possederlo significava avere accesso ai gradi più alti della conoscenza, un po' come se fosse il Necronomicon. Bastava accennare al fatto di conoscere qualcuno che lo possedesse per essere immediatamente guardati con un misto di timore e invidia.

In seconda elementare un mio compagno di classe possedeva il manuale di Paperinik, e ricordo con precisione l'enorme invidia e la grandissima curiosità per il suo contenuto, che invece veniva da lui gelosamente custodito "perché è mio e lo leggo solo io". Porto ancora dentro quel senso del "sacro": ogni volta che trovo uno di questi manuali su una bancarella, pur possedendone a casa una copia, mi sento spinto ad acquistarlo per toglierlo dal mercato e allontanarlo da qualunque possibile acquirente.

Scrive ancora Angelo:

Il manuale di Silvan conteneva una biografia dell'illusionista, alcuni esercizi quotidiani e una serie di giochi, alcuni anche molto interessanti. Dall'ultima volta che ho sfogliato quel libro saranno passati 25 anni, prima che magicamente svanisse. Ma ricordo ancora i tre consigli fondamentali di Silvan. Consigli che possono rivelarsi estremamente utile anche a chi voglia misurarsi nell'arte dell'intrusione:

1. Conoscere un trucco è niente - Per un hacker, conoscere una tecnica o un exploit, ma anche una metodologia non serve a nulla. Può tornare utile in qualche discussione da bar (o in qualche blog o forum). Ma una conoscenza astratta alla fine non può nemmeno dirsi conoscenza.
2. Saperlo fare è già qualcosa - Sapere mettere in pratica la tecnica o saper eseguire un exploit è già qualcosa. Ma non basta. Sfruttare un bug in laboratorio o in un ambiente controllato può essere interessante a livello dimostrativo o didattico, ma non basta se l'obiettivo è introdursi furtivamente in un sistema.
3. Saperlo presentare è tutto - Affrontare un hackeraggio vero comporta imprevisti e incognite. Oltre alla conoscenza delle tecniche occorre l'esperienza che permette di adattarsi alle situazioni non previste. Bisogna saper scegliere i tempi giusti e gli strumenti giusti. Il tutto mentre si è sotto pressione: un errore può essere fatale. Basta un gesto sbagliato dell'illusionista e tutto il lavoro svolto crolla.

Per sottolineare ancora di più la vicinanza tra i due mondi, propongo qui di seguito una parafrasi di un testo che insegna a diventare hacker, mettendo in luce quanto i principi dell'hacking possano essere preziose fonti di ispirazione per i prestigiatori. Ogni volta che si parla di hacking, l'ho liberamente tradotto come se parlasse di illusionismo.

Questa è una breve lezione per apprendere i rudimenti della prestigiazione. Non si tratta di un'analisi approfondita di un gioco in particolare, nè in questa sede verrà spiegato l'uno o l'altro gioco di prestigio. Prova a chiedere ad un qualsiasi mago "Mi spieghi quel gioco?" e chiunque ti guarderà storto. Perché succede questo? Il mondo della magia manca forse di solidarietà e complicità? Niente affatto, il punto non è questo. Il punto è che nessuno può insegnarti a diventare un mago spiegandoti un gioco. O meglio, possono spiegarti un gioco, una tecnica, ma questo non fa di te un mago. Al contrario: se ti spiegano un gioco, ti impediscono di ragionare per tuo conto sullo stesso e di scoprire per conto tuo le sue finezze. Ma se è così, dove si impara a diventare prestigiatori? La cosa più importante da fare è leggere. I testi possono essere i più vari, ma evita come la peste titoli come "Anche tu mago" o "Diventa mago in 15 minuti", che spesso si rivelano una perdita di tempo. Leggi invece le biografie dei prestigiatori e gli studi analitici delle loro carriere: questi testi sono pieni di informazioni fondamentali per imparare a fare magia. Perché la magia è, soprattutto, un'arte. E come tale, richiede pazienza e intelligenza. Non si ottengono facili gratificazioni, ma quando si è sufficientemente bravi, il risultato può essere enormemente piacevole.

Da incorniciare.

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Praestigiator è curato da Mariano Tomatis